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04/05/13

[FumoIndie] Quando gli zombie parlano troppo

Ahimè, il primo fumetto indie che ho acquistato e provato non mi ha convinto a sufficienza. Può darsi che io sia troppo cagazazzo pignolo, ma preferisco essere schietto e non addolcirmi solo perché gli autori sono miei compaesani dato che scrivo aggratis. Quando, poi, verrà il giorno in cui mi pagheranno per scrivere ciò che altri vorranno, vi riempirò di palle, siate pur certi.





47 Dead Man Talking dell'Art Steady (i singoli artisti che hanno partecipato al fumetto sono troppi, quindi, vi rimando al loro blog) vuole essere un divertissement  e lo si può intuire fin dal sottotitolo Chapter I: Vrenzole VS Zombie. 47 narra di un'invasione zombie ambientata nella città di Napoli ma la storia non sfocia nella critica sociale di I am legend (il libro) e non è provvista della profondità e dell'accuratezza di The Walking Dead (il fumetto). La novità di 47 sono anzitutto le vrenzole, le vajasse, termine che sarebbe eccessivamente riduttivo tradurre con tamarra, e la loro innata capacità di sbudellare orde di non-morti. La lettura procede spedita tra pallottole, katane (ormai sono ovunque, anche nei Quartieri Spagnoli), gag più o meno divertenti, omaggi e citazioni senza alcun intoppo anche se la narrazione non è del tutto fluida visto il numero esagerato di balloon presente in alcune tavole, tavole che, tra l'altro, sono di un formato inferiore al bonellide nonostante la ricchezza di dettagli di ognuna di esse. Poi, c'è il fattore folkloristico che è da sempre un'arma a doppio taglio, infatti, se da un lato alcune battute in napoletano servono a donare il giusto colore alle vrenzole e a far sorridere il lettore, dall'altro citazioni fuori luogo, buttate lì per fare numero, di Totò e altri stridono come fa il sottoscritto quando Cuadrado colpisce il palo dopo aver scartato tre difensori (sì, tifo Fiorentina). Come già detto, l'opera non ha obiettivi aulici, la trama è pressoché assente e la caratterizzazione dei personaggi ridotta all'osso, ma il reparto grafico è di tutto rispetto: si alternano cinque disegnatori differenti ognuno abile nel lasciare la propria impronta senza però snaturare il lavoro fatto da chi li ha preceduti e che ci regalano anche una nutrita gallery di sketch riguardanti il making of dei protagonisti e delle diverse tipologie di zombie.

In definitiva, si tratta di un buon n°0, un buon numero di partenza per presentare gli artisti e l'opera anche se 15 pagine di fumetto effettivo sono poche, soprattutto se il prezzo è inadeguato per una così bassa foliazione di un albo in formato minibonellide. Pur essendo indie, si poteva fare di meglio. Ma i ragazzi sono grintosi e sono sicuro miglioreranno, basta leggere la prefazione al fumetto e dare uno sguardo al blog per capire che sono trainati da una forte passione oltre che da anni di studio. D'altronde, sono anche bendetti dal bravissimo Vincenzo Cucca che ha disegnato per loro la copertina di quest'albetto. Spero di sentir ancora parlare dei ragazzi dell'Art Steady. Anzi, spero di poterne parlare nuovamente. In meglio.

Con questo post ho solo rotto il ghiaccio: altre pseudo-recensioni sono pronte per darvi il tormento.
State tuonati.



MMS

3 commenti:

  1. La copertina è bellissima ma vabé, la mano non si discute. Bella pseudo-rece, nonostante i difetti che hai citato mi hai fatto venire voglia di procurarmelo e testare di persona.
    Alla prossima recensione! :asd:

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    1. L'hanno apprezzata anche gli autori! Hanno detto che al prossimo numero ci sorprenderanno al punto che potrò parlare solo degli infiniti pregi. :P

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  2. Ahahahah ottimo allora, attendo ulteriori sviluppi :D

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