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23/03/13

[Q&A] Quello che i giornali non pubblicano...


...io lo posto qui.
Non è nessuna notizia scandalo su Beppe o Francesco, bensì un'intervista che ho avuto la fortuna di fare ad Andrea Sorrentino, abile disegnatore della provincia di Napoli famoso negli States grazie ai suoi magnifici disegni per serie come I, Vampire, prima, e Green Arrow, dopo, entrambe edite dalla DC Comics. Il motivo per cui l'intervista non è stata più pubblicata non è importante, lo è molto di più il fatto che Sorrentino abbia collaborato con sceneggiatori del calibro di Joshua Hale Fialkov e Jeff Lemire e che sia riuscito a imporsi nel mercato statunitense pur senza aver avuto grossi precedenti nella nostra penisola. D'altronde, in un paese libero e di ampie vedute come l'America non è difficile trovare il proprio angolino, certi problemi possono esservi solo nella periferia d'Europa.
Vi auguro una buona lettura consigliandovi caldamente l'acquisto di qualcuno dei fumetti disegnati da questo superbo autore senza dimenticare, però, che la colorazione delle sue matite è effettuata dal magistrale Marcelo Maiolo: anche il brasiliano ha i suoi meriti.

P.S.: il pezzo potrebbe essere scritto in stile imboccare un neonato per esplicita richiesta del giornale.






Andrea Sorrentino è nato nell'Aprile del 1982 a Napoli e ha studiato sia alla Scuola Italiana di Comix che all'Accademia di Belle Arti. Facile intuire che faccia il disegnatore di fumetti come professione, più difficile sapere che è una vera e propria celebrità. Paradossale, certo, ma forse non più di tanto in questi anni. Andrea, in pratica, lavora con la DC Comics, una delle due maggiori case editrici di fumetti americani che ha dato i natali a Batman e Superman, non muovendosi dall'Italia. Collabora con artisti come Jeff Lemire, sceneggiatore canadese di best seller come Essex County e Underwater Welder, rimanendo a casa sua. L'abbiamo intervistato per conoscere la sua esperienza di “emigrante informatico” e per discutere del suo recente successo.

Come fa un giovane disegnatore di San Giorgio a Cremano a ritrovarsi a lavorare per la DC Comics? L'Italia ti stava stretta, non c'era lavoro o la tua arte era troppo “alternativa” per il nostro vecchio paese?

Suppongo si tratti di un mix di tutte e tre le cose. Qualunque persona arrivi a fare questo lavoro parte con un sogno ben preciso in mente e, nel mio caso, si trattava di lavorare per la Marvel o la DC (le due più grandi case editrici di fumetti americane). Questo mi ha spinto a leggere e seguire molto i comics e ad avere una visione del mio modo di fare fumetto che si avvicina più a quello americano che a quello italiano o europeo. Può sembrare una cosa da poco per qualche lettore occasionale, ma ogni cultura ha un modo di fare fumetto completamente diverso e a volte un artista che ha fortuna in America potrebbe trovare difficoltà ad imporsi in Europa o viceversa. Oltre a tutto questo, va detto che, purtroppo, il mercato del fumetto “Made in Italy” è una realtà molto ristretta rispetto alla grandezza e all'ampiezza di respiro di quella americana. Non è facilissimo arrivare oltreoceano perché la selezione è ovviamente maggiore (Marvel e DC pescano i loro disegnatori praticamente da tutto il mondo), ma è anche un mondo che permette più possibilità, sia lavorative che di approccio artistico. Personalmente, la mia esperienza con la DC è iniziata qualche anno fa quando facevo lavori saltuari di illustrazione per una casa editrice americana di giochi di ruolo. Fui notato da un editor e mi fu proposto di lavorare ad alcune copertine per la miniserie “X-Files\30 Giorni di Buio”. Da lì sono passato al lavoro sulle pagine della miniserie di “God of War” (tratta dal famoso videogioco della Sony), sulla serie di “I,Vampire” e infine sulle pagine si “Green Arrow” (Freccia Verde).


Internet ci permette di comunicare con tutto il mondo, ma tu, attraverso di esso, addirittura, lavori. Com'è disegnare sceneggiature inviate da persone che non conosci direttamente e con cui è difficile avere un confronto dal vivo? Il lavoro diventa in un certo senso “alienante” o usi i social network per tenerti in contatto con i tuoi colleghi dagli Stati Uniti?

Innanzitutto ci tengo a dire che Jeff Lemire, lo scrittore con il quale lavoro su “Green Arrow”, è canadese mentre il colorista con il quale ho collaborato sui 15 numeri di “I,Vampire” è brasiliano. Questo vuol dire che anche se avessi un ufficio a New York, dovrei comunque lavorare tramite email con i miei colleghi. Dal punto di vista lavorativo, all'inizio sembra strano, ma ci si fa subito l'abitudine. Dal punto di vista “umano”, invece, la cosa è un po' triste perché non hai la possibilità di frequentare i colleghi al di fuori del lavoro, se non in quelle occasionali convention americane dove ci si conosce finalmente tutti di persona. Ho avuto il piacere di conoscere Cliff Chiang (il disegnatore di Wonder Woman) alla fiera del fumetto di Lucca dell'anno scorso ed è un peccato pensare che passeranno anni prima di poterci fare un'altra chiacchierata. Fortunatamente, come haiaccennato anche tu nella domanda, ho un profilo Twitter con il quale riesco a mantenere i contatti con gli amici, i colleghi e i fan d'oltreoceano e questa è una cosa che mi fa davvero piacere.


Hai mai pensato di trasferirti in America per “agevolare” il tuo lavoro o desidereresti rimanere in Italia per diventare un artista affermato anche qui? O, ancora, ti piace la tua condizione attuale di “emigrante informatico”?

Ho pensato spesso all'idea di trasferirmi in America. Ovviamente, appena comincio a pensarci seriamente, realizzo che si tratta di una cosa più complessa di quello che si potrebbe immaginare. Inoltre, non cambierebbe molto il mio modo di lavorare. La DC ha una sede a New York, ma tutti i contatti scrittore-disegnatore-editor vengono svolti tramite email, quindi, potrei ritrovarmi con un appartamento a Manhattan e lavorare nello stesso preciso modo di come lo faccio qui dall'Italia.


Negli States, hai appena finito di lavorare a “I, Vampire”, fumetto rivelazione dell'anno, e sei già all'opera su “Green Arrow”, personaggio storico della DC Comics nonché protagonista di una nuova serie televisiva dal titolo “Arrow” che arriverà in Italia nella Primavera 2013 dopo il grande successo riscosso in America. Inoltre, su entrambe le serie hai collaborato con alcune delle firme più prestigiose del fumetto statunitense e mondiale, collaborazioni che ti hanno fruttato anche un premio come Miglior Artista del 2012 per il sito IGN. Nonostante questo, in Italia, i tuoi lavori sono ancora inediti e tu sei conosciuto solo da pochissimi. Come vivi questa strana situazione? Preferiresti essere nel paese del burro d'arachidi per goderti la fama e la gloria o ti piace la tranquillità dell'anonimato che il tuo paese natio ti offre?

Parlando di scrittori, sono un disegnatore fortunato. Il mio primo lavoro in una serie è stato con la leggenda del fumetto americano Marv Wolfman (lo scrittore del celebre “Crisi sulle Terre Infinite”) mentre su “I, Vampire” ho avuto la possibilità di lavorare con Joshua Fialkov che era fresco di nomination all'Eisner Award (una sorta di Oscar del mondo dei fumetti) e che è uno degli scrittori emergenti più di talento che abbia mai letto. Infine, su Green Arrow sono con Jeff Lemire, uno deimigliori scrittori del momento della DC e soprattutto uno dei miei preferiti in assoluto, quindi, direi che non posso proprio lamentarmi! E, si, il “Best Comic Artist” Award di IGN, assieme al crescentesuccesso che “I,Vampire ha avuto” in America, mi ha fruttato una certa popolarità (o, comunque, una certa esposizione nel mondo del fumetto) e un po' mi amareggia sapere che in Italia sono un autore pressoché sconosciuto. So anche che la popolarità si consolida con anni e anni di pubblicazioni quindi spero di riuscire a rimanere sulla cresta dell'onda per molto tempo ancora e di potermi godere un po' di fan italiani in futuro.


La serie che ha decretato il tuo successo tratta di vampiri vecchio stampo, ovvero sanguinari, violenti e brutali. A quale principe della notte ti sei ispirato? Com'è stato disegnare un fumetto horror di vampiri “classici” nel periodo in cui impazzava la saga di Twilight? Credi che il lavoro tuo e di Fialkov sia riuscito a far rinsavire i giovani amanti dei vampiri “sbrillucicanti” della Meyer?

Tutto ciò che è nel fumetto viene dalla geniale mente di Josh! Io ho solo umilmente seguito quella che era la sua visione cercando di metterci qualcosa di mio nel raffigurare tanto l'orrore quanto i momenti “leggeri” del fumetto. Andrew e Mary hanno una chiara ispirazione classica, che si rifà alDracula di Bram Stoker: abbiamo trasformazioni in nebbia, lupo, pipistrello e quel tocco di gotico che sembrava essersi perso nelle ultime raffigurazioni del vampiro. Credo che nessuno si sia preoccupato del paragone con Twilight o del fatto che la serie di romanzi e film aveva ridefinito il modo in cui le ultime generazioni vedono i succhiasangue. La DC ha rispolverato una serie di “mostri classici” per la sua neonata linea “Dark” e, assieme con Frankenstein, il Mostro della Palude (Swamp Thing) e altre creature dell'immaginario horror, non potevano mancare i Vampiri. E l'interpretazione di Josh è stata una modernizzazione del mito classico del mostro di Stoker. Nessuna crociata quindi contro i nuovi film o romanzi degli ultimi anni, solo un differente presupposto.


Pensi che in Italia e in America ci siano visioni differenti del medium fumetto? Quali sono le differenze principali? Dove il fumetto e i suoi autori sono meglio considerati e rispettati?

Dal punto di vista prettamente tecnico, il modo di fare fumetto è abbastanza diverso e questo viene (a mio avviso) dal fatto che per molti anni il fumetto italiano è stato visto unicamente attraverso le produzioni di quella che è la più grande casa editrice italiana, la Bonelli. Il fatto che molte produzioni “minori” abbiano tanto faticato ad emergere e raggiungere il successo con il grande pubblico ha portato ad una poca varietà nel modo di fare fumetto qui in Italia. La Bonelli segue la sua tradizione fatta di albi in bianco e nero, con una griglia di vignette abbastanza impostata e un tipo di serializzazione che prevede albi singoli con storie (quasi) autoconclusive e questo, per molti, è diventato il “fumetto italiano” perché per diversi anni è stata l'unica realtà fumettistica a riuscire ad imporsi. Credo che le cose siano ancora più o meno così. La Bonelli si è evoluta, ha proposto nuove sperimentazioni fatte da interessanti miniserie ed ha apportato cambiamenti alle sue serie più classiche. E' un modo molto interessante di muoversi che ha dato frutto a produzioni di altissimo livello nel corso degli anni, ma rimane il fatto che purtroppo, Bonelli a parte, altre realtà faticano a spiccare il volo. Per quanto riguarda il discorso del rapporto con i fan, credo che le differenze siano da ritrovarsi principalmente nelle abitudini che le due diverse compagini hanno avuto modo di sviluppare durante gli anni. Ogni paese, onora e supporta i propri artisti in modo differente durante le fiere fumettistiche, si tratta semplicemente di diversi modi di fare.


Cosa pensi del rapporto fumetti-cinema-televisione, rapporto che t'interessa direttamente poiché stai lavorando su di un fumetto che è già provvisto di una sua controparte televisiva? Tu e Jeff Lemire subite pressioni a causa di ciò? In generale, credi che sia un rapporto utile anche per una sola delle parti o queste numerose trasposizioni hanno solo fini commerciali e nulla a che fare con l'arte?

Stranamente, per “Green Arrow” la primissima indicazione da parte degli editor fu che il fumetto doveva mantenere un taglio diverso dalla serie televisiva. Credo che la spiegazione sia da ricercare nel fatto che spesso serie TV o film stravolgono sostanzialmente le origini o i destini dei personaggi di cui parlano (come è avvenuto, per esempio, per il Batman di Nolan), mentre sulla serie a fumetti si cerca di mantenere una certa coesione con l'idea originaria del personaggio e soprattutto con il resto dell'universo nel quale questo personaggio si muove. D'altra parte sarebbe ipocrita dire che un film di grande successo non abbia ripercussioni sulla sua controparte di cellulosa. Il fumetto, soprattutto quello americano, è un sistema in continua mutazione e viene condizionato da tutti i media che gli stanno attorno. E, volendo fare un discorso puramente economico, è un bene che serie o film riportino l'attenzione su una forma di intrattenimento come questa che naviga in acque sempre più difficili.


La digitalizzazione coinvolge anche i fumetti e, in America, sembra che digitale e cartaceo si stiano muovendo di pari passo. Credi che l'ebook surclasserà la carta? Chi pensi che vincerà la sfida nel nostro paese? E tu, d'autore, chi sostieni?

Penso che sia una domanda alla quale solo il tempo potrà rispondere. Potrebbe trattarsi del futuro, così come di una moda temporanea.Da un certo punto di vista, però, questo sfruttamento delle nuove tecnologie ha creato, a mio parere, un gap ancora più grosso con le piccole realtà che spesso si sono fatte portabandiera di importanti innovazioni e che adesso si vedono surclassate, vuoi per la pirateria informatica (che più piccolo sei più ti danneggia), vuoi per la difficoltà a mettersi al passo con le nuove tecnologie. Di nuovo, non voglio entrare nel merito di cosa andrebbe fatto, ma mi limito a riportare una realtà come come la percepisco.


A fine Aprile, sarai ospite del Napoli Comicon? Firmerai solo i tuoi lavori americani o dobbiamo aspettarci qualche sorpresa made in Italy?

Sarò visitatore e non ospite del Napoli Comicon! Sono stato invitato a un paio di fiere negli States e ad una fiera in Francia ma, come dicevo prima, qui in Italia le acque non si sono ancora smosse. Se riconoscete il mio berretto nero e mi beccate mentre giro tra gli stand, sarò lietissimo di firmare qualunque albo, ma, almeno per il momento, non sono fermo dietro alcuno stand!


MMS 

8 commenti:

  1. un curriculum di tutto rispetto!Meriterebbe di essere conosciuto di più qui in italia,speriamo bene!

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    1. I lettori non sanno neanche scegliere tra mainstream fatto bene e mainstream da cestinare, quindi, rimarrà "anonimo" ancora per un po'.

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  2. Ci penserei due volte prima di definire l'America "un paese libero e di ampie vedute" ma, nel contesto, capisco cosa vuoi intendere e concordo.
    Comico Comicon, avranno idea di chi è almeno?

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    1. Ovviamente, l'America è tutto quello se paragonato al nostro misero e povero paese dove l'arte e la cultura sono le strade più ostiche da perseguire dato l'alto tasso d'ignoranza e inettitudine.

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  3. panini comics pubblicizza molto gli autori italiani che lavorano per Marvel. autori che verrebbero spazzati via dalla bravura di sorrentino (vedi la pichelli, super pubblicizzata ma insomma, è nella media. discorso diverso per camuncoli e vitti ad esempio). purtroppo sorrentino lavora per dc, e la lion non ha interesse (o non capace, o non le interessa) di pubblicizzarlo. perché a lucca o a napoli o roma non chiama lui invece di perdersi con iniziative tipo "compri un volume da 150 euro, se estraiamo il tuo numero jim lee ti fa un disegnetto in 5 minuti". cavolo, chiama sorrentino e fagli fare tavole per 3 ore!

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    1. A parte il fatto che anche la Panini non si comporta benissimo e il caso di Carmine Di Giandomenico è esemplare, credo che la gente preferisca gettare tempo e soldi con un caxxone caxxaro come Jim Lee piuttosto che scambiare due parole e farsi fare uno sketch da un giovane artista come Sorrentino. Inoltre, se la casa editrice non promuove se stessa e i suoi prodotti, chi altri dovrebbe farlo? Problemi loro. :P

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  4. Gran bel pezzo, complimenti!

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    1. Grazie mille, ma i complimenti andrebbero fatti al mitico Sorrentino. Io sono un semplice tramite.

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