Translate in your favourite language! :-P

15/12/13

[Supposte] Umano, troppo umano


L'arte della felicità di Alessandro Rak
È la storia di due fratelli che si perdono e un lungo viaggio in taxi per ritrovarsi.
Napoli fa solo da sfondo evitando l'ennesima inutile (auto)esaltazione. Rak ne mostra più facce, ma sempre in maniera pulita e vera (non reale). Grandi voci partenopee per il doppiaggio. L'ottima colonna sonora completa il tutto.
E se qualcuno è ancora convinto che i film d'animazione siano solo per bambini...



The underwater welder di Jeff Lemire
Un altro viaggio, questa volta in fondo all'oceano, e un'altra ricerca di un familiare perduto, un padre.
Ciò che mi colpisce maggiormente di Lemire è l'uso sapiente del silenzio, delle vignette prive di testo.
Un regista del fumetto capace di far filtrare dalla sua scientifica mente gli impulsi proveniente dal suo cuore e rendere poetici anche i problemi familiari di un saldatore subacqueo.



Inumani di Paul Jenkins e Jae Lee
Il soggetto non è del tutto originale, ma la storia che Jenkins tira su è da Eisner. Appunto.
Fantapolitica che "fanta" non lo è mai del tutto. Intrighi e tradimenti, non-umani più umani degli stessi, tachicardia fino alla conclusione della storia.
E, poi, c'è Lee, che non tutti riescono a colorare ma che difficilmente delude. Alle cover meglio che negli interni, certo, ma ci va bene così.



Machete Kills di Robert Rodriguez
Falso ogni secondo di più, trash fino al vomito.
Rodriguez mi piace in quanto bravo regista e ottimo autore di tamarraggine, ma qui esagera più di un ragazzino in piena tempesta ormonale lasciato solo a casa in balia di internet.
A tutto c'è un limite e qui Robbie lo supera.
Il trailer del terzo fa presagire solo un ulteriore peggioramento.

28/11/13

Dio è sceso in terra: veste una merda e picchia i buoni


Mi ero promesso di non toccare più fumetti supereroistici fintanto che l'attuale trend non fosse cambiato. L'avevo anche detto ad alcuni amici, avevo deciso, era fatta. Poi, Bleeding Cool pubblica un paio di  articoli riguardo Harley Quinn e i suoi siparietti all'interno di Injustice - Gods Among Us, fumetto in casa DC ispirato all'omonimo videogioco. Leggendoli, intuisco che Tom Taylor, lo sceneggiatore della serie, ha fatto della pseudo-amante di Joker una versione DC del Deadpool di casa Marvel, ovvero, un personaggio folle tutto battute, violenza e nonsense. Fin lì nulla di estremamente innovativo, anzi, d'innovativo non c'è praticamente niente visto che il personaggio potrebbe essere definito un calco, ma le due major, si sa, fanno un po' come USA e URSS durante la Guerra Fredda. Fatto sta che basta poco per incuriosirmi, quindi, m'informo sulla serie scoprendo che si tratta di un elseworld dove Joker decide di ammazzare Lois Lane, la quale è sposata con Superman ed è incinta del loro primo bambino. Attraverso un per nulla originale stratagemma, il folle clown fa in modo che sia lo stesso kryptoniano a uccidere la donna della sua vita e il loro figlio. Questa cosa fa molto incazzare Supes che decide di ammazzare Joker e di eliminare tutto il male dal pianeta Terra instaurando una propria dittatura su scala mondiale. Anche qui nulla di nuovo dato che l'idea è stata presa da Irredeemable di Mark Waid e da qualcun altro prima di lui. Quindi, ancora una volta, perché l'ho letta e perché ne scrivo? Per una serie di semplici motivi:

  • Perché Taylor è capace di dar vita a una sceneggiatura leggera, scorrevole, divertente, ritmata, mai noiosa, ricca di colpi di scena, cattiva, ironica e chi più ne ha più ne metta. Complice la cadenza settimanale della serie e l'enorme uso fatto di splash page a una e due pagine, ogni numero scorre veloce e leggero senza stancare. E ciò non significa che la lettura duri solo 1 minuti e 57 secondi, ma che non ci si annoia neanche quando si leggeranno numeri carichi di discorsi e sproloqui;
  • Green Arrow ha il pizzetto;
  • Perché è una serie supereroistica diversa da quelle di oggi. Qui le cose succedono sul serio, non per essere annullate 10 pagine più avanti. Quando un supertizio muore col caxxo che lo fai tornare in vita. Se dichiari guerra a Superman col caxxo che lui ti sorride stringendoti la mano e ti dice "Facciamo pace, dai!". Questo è un fumetto piuttosto cazzuto e non adatto al pubblico di cui parla Alan Moore;
  • Nonostante sia vestita da baldracca, Harley Quinn è davvero un personaggio figo;
  • I disegnatori, coloristi, inchiostratori e letteristi riescono a mantenere sempre una buona qualità malgrado il lavoro enorme che sono costretti a fare a causa della cadenza settimanale della serie;
  • Ogni numero costa solo 0.99 $ su Comixology;
  • Non mancano i cliffhanger, i colpi di scena, le rivelazioni e tutto ciò che è possibile fare con personaggi del genere quando non sei costretto a rispettare alcuna continuity (o milioni di clausole con la Warner);
  • Nell'Annual, appare Lobo.
In definitiva, non un must have, ma, se dovete regalare soldi al Batman di Snyder o al Superman di Lobdell, tanto vale spenderli per Taylor 'sti dannati quattrini. Da poco si è conclusa la prima stagione, basata molto su complotti politici e intrighi diplomatici, la seconda si prospetta molto più carica di vuilenzaaa!!! Speriamo non ne perda in qualità.

State tuonati!

P.S.: Esiste anche un'edizione italiana pubblicata da RW Lion che offre, stranamente, un buon rapporto qualità/prezzo.

P.P.S.: Se del fumetto non v'interessa nulla e preferireste provare il gioco, un Mortal Kombat con i supereroi, ecco il primo video di un torneo che IGN organizzò per sponsorizzare il gioco. I combattimenti durano poco, quindi, volendo, credo li possiate arrivare alla finale in una mezz'ora. Enjoy!:




MMS

26/11/13

@OrphanBlack


La prima stagione si è conclusa diversi mesi fa, ma, nonostante il ritardo, non potevo evitare di scrivere un post su questa stupenda serie televisiva. Orphan Black è una serie come ce ne sono ormai a vagonate in giro, dunque, perché iniziare a seguirla a discapito, per esempio, di un più blasonato Breaking Bad o un più noto The Walking Dead? Io l'ho fatto perché è canadese. So di aver sempre elogiato gli inglesi ad anglosassoni per eccellenza, ma due ottimi motivi mi hanno portato a visionare l'episodio pilota che mi ha convinto a proseguire con le altre puntate: 1) I canadesi sono madrelingua inglesi diversi dagli americani; 2) Che caxxo fanno i canadesi nella vita? Adesso, so che, almeno, hanno prodotto una serie televisiva decente.

Sarah Manning, una punk nata e cresciuta in Inghilterra, è appena scesa dal treno quando assiste al suicidio di una donna. Poco prima che quest'ultima si lanciasse contro un treno in arrivo, le due si sono scambiate un lungo sguardo che ha permesso a Sarah di notare un qualcosa di relativamente evidente: quella donna le assomigliava in tutto e per tutto. Che sia una gemella? No, Sarah non ne ha, o, almeno, non dovrebbe averne. Per andare in fondo alla questione decide di recuperare la borsa che la suicida aveva lasciato a terra prima del tuffo e rincasare immediatamente. Avvolta dalla sicurezza delle mura casalinghe e aiutata dal fratellastro Felix, Sarah scopre che Elizabeth Childs, questo il nome della suicida, era una poliziotta e, in base a ciò che le viene riferito da Art, un collega della defunta a cui decide di rispondere a cellulare, era invischiata in un terribile casino a causa di un omicidio, un qualcosa che difficilmente una giovane punk nullafacente potrebbe affrontare. Sarah, invece, decide d'impossessarsi dell'identità della sua sosia e viverne la vita per scoprire chi fosse realmente e perché avesse deciso di togliersi la vita.

Questo è l'incipit. Piuttosto tranquillo, nulla al di là della norma. Ora, arriviamo al dunque e state tranquilli che non spoilero niente perché ciò che sto per dirvi è il tema principale e ricorrente della serie: Beth era un clone, Sarah è un clone e ci sono tanti cloni come loro in questa serie. In pratica, l'intero telefilm è incentrato su questi cloni di una medesima e sconosciuta donna. Da dove saltano fuori? Chi li ha creati? Perché? E perché alcuni di loro...mi fermo, ma sappiate che c'è una cosa ancora più figa in questa serie tv: tutti i cloni sono interpretati dalla medesima attrice, tutti i cloni sono interpretati da Tatiana Maslany. Lei, Maslany, interpreta la protagonista, le comprimarie e le antagoniste, tutti i cloni che appaiono nella serie sono sempre e comunque impersonati da lei. Bisogna aggiungere che la somiglianza fisica non corrisponde MAI a una somiglianza psicologica e caratteriale. Ogni singolo clone è un personaggio totalmente differente e Maslany li riesce a rendere tutti alla perfezione. La geek, la punk, la poliziotta, la casalinga, la pazza. Non ne sbaglia nessuno. E non credo che questo sia un fatto da poco siccome la serie ha già vinto tre premi e Maslany è a quota cinque. E questo dopo una sola stagione.

Dieci puntate da quarantacinque minuti l'una che consiglio: ottima storia, buona regia, sublime protagonista e fantastici attori comprimari, anche loro promossi a pieni voti. E non dico che Breaking Bad o The Walking Dead non vadano viste, ma solo che c'è anche qualcosa di diverso da ciò che ci passa quotidianamente lo Zio Sam.

State tuonati!


P.S.: Orphan Black ha creato un account twitter che pubblicizzava all'interno degli episodi insieme a un hashtag che cambiava ogni settimana coinvolgendo, così, gli spettatori a commentare in diretta ed esprimere liberamente e istantaneamente le loro opinioni sulla serie. Simpatico.




MMS

21/11/13

I Superamici sono morti. Lunga vita ai Fratelli del Cielo.

Mosso più dall'amore per l'arte che da un'inesistente patriottismo italiano, mi capita anche di leggere fumetti i cui autori ed editori condividono la mia stessa nazionalità. Per i più, il fumetto italiano è Tex o Dylan Dog o tutti i millemila Bonelli che vedi affacciandoti in edicola (ma chi si affaccia ancora in edicola?). D'altronde è vero che i più non leggono mica questo blog ed è, dunque, superfluo specificare che, in Italia, oltre a una buona produzione di fumetti cosiddetti seriali, siamo provvisti anche di ottimi fumetti d'autore, ma roba del tipo che gente di altri paesi li traducono per farli leggere ai loro compaesani. Mica pizza e fichi (e con questa arriviamo alla seconda "cosa che ho sempre voluto scrivere e che finalmente ho scritto" in una sola giornata: un record!).

Ciò che ho letto e di cui vorrei scrivervi senza perdermi in troppe caxxate si chiama Hobby Comics, che è una miniserie a tutti gli effetti essendo composta dall'ormai esaurito n°0,


dal n°1, il vero esordio,


dallo speciale n°1emmezzo dedicato a Bilbolbul, personaggio creato da Attilio Mussino,


dallo sporco n°2,


dal pulito n°3,


dal n°3emmezzo, un altro speciale questa volta dedicato a I Ronfi di Adriano Carnevali,


dal fantasmagorico n°4,


e, infine, dall'enorme n°5&6.


Nonostante questo, però, Hobby Comics rimane un fumetto d'autore, quindi, di nicchia, quindi, nessuno dei fumettisti qui coinvolti riuscirà a comprarsi la casa nuova entro Natale, ma bisogna ammettere che le loro vendite questi tipi le fanno eccome. Ma chi sarebbero questi tipi?
Fino all'uscita del numero 5&6, si facevano chiamare i Superamici,


dopodiché, son partiti per lo spazio e son ritornati sulla Terra col nome di Fratelli del Cielo.


Sì, in effetti, sono dei tipi abbastanza originali, basta leggere uno qualsiasi dei loro fumetti per capirlo. Il mio obiettivo, oggi, è di presentarli brevemente a chi ancora non li conosce e cercare di spronare la loro curiosità al punto da ordinare il primo numero di Hobby Comics e dare, così, una possibilità a questi deviati. Ovviamente, ciò non accadrà, ma, intanto, io avrò occupato parte del mio tempo ed evitato le faccende domestiche.

Dr. Pira è probabilmente il più ostico tra i fratelli non solo per il suo stile di disegno, ma anche per la natura delle sue storie. Forse, qualcuno di voi l'avrà conosciuto su VICE con le storie di Ken il Corriere, qualcun altro avrà letto il suo oroscopo su XL, fatto sta che, a primo impatto, potrebbe risultare altamente antipatico. Per me, è stato così. Disegni del caxxo per delle storie senza senso. Poi, ho letto le avventure di Gimba su Hobby Comics e ho iniziato ad apprezzarlo. E comprerò anche Gatto Mondadory. Forse. Non so se sono abbastanza radical chic per poterlo apprezzare.

Chi, invece, ha fatto degli scarabocchi il suo cavallo di battaglia è stato Maicol&Mirco, essere immondo che, dopo aver pubblicato per Coconino e Grrcoso, la stessa impronunciabile casa editrice di Hobby Comics, collaborato con XL e altre riviste ha iniziato ad autoprodurre proprio i suoi Scarabocchi: tavole autoconclusive dove, attraverso pochi tratti e striminzite battute, M&M è capace di demolire intere generazioni, religioni, tradizioni e aziende farmaceutiche. Chiamatela satira, chiamatela ironia, chiamatela cinismo, ma la roba che trasudano le creature di questo tizio è dannatamente estatica. Recentemente ha collaborato anche con Eastpak. Per apprezzarlo appieno, dovete essere hipster.

Poi, arriva Tuono Pettinato che sembra disegni favolette dei bambini visto il suo tratto tenerello e cuccioloso, anche la sua persona ricorda un Babbo Natale giovane e brutto, e a essere sinceri non vi discosterete molto dal vero. Tuono ha pubblicato per Rizzoli e altri editori, fatto tante cose tra cui collaborazioni con XL (sì, lo fanno tutti) e all'ultima Lucca ha presentato Corpicino, un'opera che definisce il suo stile che potrebbe personificarsi così: un bambino paffuto e buono, con un sorriso stampato sul volto, che vi si avvicina e, con la sua voce dolce e cantilenante, vi racconta tutto il brutto che c'è in voi e nel mondo. Voi lo ascoltate perché "guarda che bel bimbo" e, quando realizzi che i bambini sono la bocca della verità, piangi e inizi a tirarti cazzotti in bocca.

Ratigher è un figo. Madre Natura l'ho provvisto di una capacità di disegno perfettamente in linea col suo modo di raccontare le storie fatto di molti silenzi e primi piani, un tratto capace di essere introspettivo, di farci toccare l'animo umano attraverso carta e inchiostro. Anche Ratigher fa tante cose e ora mi scoccio di elencarle a parte Intanto altrove su VICE, ma sappiate che ha spaccato tutto con Trama, una roba che hanno tradotto anche i francesi e i mangiarane si sa che hanno la puzza sotto il naso. A breve pubblicherà per Canicola e ha partecipato anche ai tarocchi degli amici di Passenger Press, un altro bel fatto di cui vi parlerò appena superata la tempesta.

Infine, c'è LRNZ, che è quello cool, il tipo più commerciale e che tutte le ragazze (ma anche un discreto numero di ragazzi) vorrebbero portarsi a letto anche se il suo tratto di chiara ispirazione orientale fa storcere il naso a molti italiani bigotti tant'è vero che LRNZ vende più all'estero che in patria. Meditate gente. Comunque, 'sto tizio è davvero figo, disegna da paura roba che se vedi ti metti le mani nei capelli se li hai ancora. Ed è anche uno un po' toccato di cervello ovviamente, altrimenti mica ci entrava in questa compagnia. Per potervi eccitare e capire di cosa è capace basta visitare il suo sito, ma sappiate che attualmente lo trovate sulle copertine di Long Wei e che a partire dal 2014 pubblicherà una marea di roba.

Questo è quanto. Sintetico e poco chiaro come piace a me. Se siete interessati alla banda, ma preferiste leggere qualcosa su di loro che sia scritto in un italiano chiaro, sull'internetto trovate qualcosa oppure potete leggere uno dei millemila fumetti gratuiti messi a disposizione da loro stessi. Spremete le meningi. E fatelo anche per trovare i link utili nel post mi raccomando.

State tuonati!


MMS



20/11/13

Aggiornamento al forno con contorno di segnalazione fritta in ritardo


La scorsa settimana, per Airots, ho scritto tre post e volevo giustamente segnalarlo anche qua perché mi piace parlare delle cose belle che faccio. Per quale altro motivo si apre un blog se non per assecondare il proprio ego? 'Sticazzi il piacere di fare questo e quell'altro. Siamo tutti narcisisti, l'essere umano è narcisista. E anche tante altre cose of course.

Tornando al punto, qui parlo dei progetti a cui sta lavorando la compagnia, i quali sarebbero sarebbero: un radiodramma tutt'ora top secret ("Oddio, cos'è un radiodramma?" "Non temere, ho già risposto alla tua domanda con questo secondo post!") e uno spettacolo dal titolo Dora Pais Show ("Che sarebbe?" "Grazie per l'ottimo interrogativo che mi permette di segnalarvi il terzo e ultimo post da me scritto"). A Dora Pais Show è legato un evento di cui vi parlerò a breve. Non temete, so che state fremendo dalla voglia di sapere, ma dovete attendere ancora un paio di giorni.



Quest'altra è, invece, una segnalazione che avrei voluto fare tempo addietro esattamente quando ci fu la prima campagna di crowdfunding su Indiegogo (e se non sapete che cacchio è il crowdfunding significa che o siete vecchi o vivete su un altro pianeta, ma non roba figa tipo Tatooine, ma più uno come Plutone, che è stato anche declassato da pianeta a pianeta nano, sfigati!), campagna che ha raggiunto solo circa il 50% del budget richiesto non tanto a causa delle adesioni (basse se confrontate su scala mondiale, ma tenendo conto del fatto che noi italiani siamo un popolo di caproni ignoranti, DyD ha ricevuto un buon numero di consensi) quanto della cattiva gestione delle ricompense da parte degli autori. Con la seconda campagna, invece, gli autori di Dylan Dog - Vittima degli eventi, che sono sponsorizzati dai The Jackal, oltre a porsi un obiettivo più basso, una cifra utile solo a completare il lavoro di post-produzione, hanno gestito in maniera decisamente migliore i perks riuscendo a raggiungere e superare la quota richiesta in soli pochi giorni dalla partenza. Ora, mancano ancora 49 giorni alla chiusura della campagna e voi potete ancora donare. Perché farlo se hanno raggiunto il loro obiettivo? Per assistere alla prima esclusiva di questo medio-metraggio che ci assicura essere un lavoro di ottima fattura (non dico superiore alla versione americana perché per quello non ci vuole molto), per riceverne il dvd, il blu-ray, la soundtrack o cose più fighe ma decisamente inutili che potete scegliere di acquisire solo se avete i soldi maalloraaquelpuntoancheiomelispendereituttiincazzatestisoldi!
Scusate.
In conlusione, la morale è: aiutate i giovani autori e artisti, aiutate la scena indie a emergere. E questo vale per Airots quanto per Dylan Dog - Vittima degli eventi.

Il menù di oggi è servito. Ho già altri tre post in cantiere ma non trovo il tempo di completarli e pubblicarli. Credo mi dedicherò alla sintesi d'ora in avanti altrimenti questo blog rischia di morire. Lo so che non interessa a molti, ma lo leggono anche mamma e papà e mi dispiacerebbe privarli di questi rari incontri con la cultura nerd contemporanea. Lo farei leggere anche a mia nonna, ma lei è più avanti di quanto non possiate immaginare.

Come sempre, i link utili sono piazzati nei posti giusti. Se non li trovate, siete pigri o imbecilli.
A presto. State tuonati.


MMS

09/11/13

Di teatranti napoletani e profeti giapponesi


Diversamente dai profeti giapponesi, i teatranti napoletani esistono realmente, sono due e si chiamano Giuliana Pisano e Salvatore D'Onofrio. Chi sono? I soci fondatori di Airots. Non sapete nulla di Airots e della mia collaborazione con quest'associazione culturale? Significa che siete delle brutte persone, che non avete letto questo post e che marcirete all'inferno.
Dopo aver presentato l'associazione, ho deciso di farvi conoscere i chi dietro la sua nascita, le menti che spendono quotidianamente l'anima per portare avanti questo loro progetto e la loro idea di cultura. E, molto spesso, consumare mente, anima e anche cuore in una città come Napoli può solo portarti a soffrire maggiormente per gli inevitabili fallimenti verso cui la città spinge tutti i suoi figli. Fortunatamente, non è questo il caso.
L'intervista non è lunga, ma non è neanche breve. Le cose dette e da dire erano tante e ho cercato di condensarle il più possibile. La vita non è fatta solo di Best Vines, a volte, vi tocca sprecare MINUTI per leggere qualcosa. Lo so, fa male al cervello, ma provateci. Se lo state facendo col mio blog...
Si parlerà soprattutto di teatro e di esperienze di vita. Se non vi frega niente del teatro, non è detto che non ve ne possa importare in futuro e che sia proprio questo breve incontro indiretto a farvi intrigare. Amen. Ad ogni modo, i link utili li ho già inseriti strada facendo. Incuriositevi e cliccateli.

Dal teatro passiamo al fumetto. Stupendo come, in un unico post, io riesca a parlare delle due arti che meno interessano a quel popolo di caproni quali noi italiani siamo. Thumbs up for me! Tuttavia, mi sarebbe dispiaciuto non parlare di Prophecy



di Tetsuya Tsutsui (Reset, Manhole, Duds Hunt), edito dalla JPop, manga della serie "come fai a non innamorarti di un tipo che preferisce i giornali alle calzamaglie?"
Prophecy è, come tutti gli altri manga di Tsutsui, cattivo, di una cattiveria perversa che, però, non sfocia nello splatter o nel macabro o nel gore, che sono tutte cose che quei segaioli dei giapponesi adorano (e io li adoro a loro volta per questo), preferendo un approccio molto più sottile e psicologico. Intendiamoci, di teste spaccate ce ne sono, ma l'attenzione non è mai concentrata sulle "vittime materiali" delle violenze in atto bensì sulle vittime di perpetuati soprusi trasformatesi inevitabilmente negli attuali assassini. Ancora una volta, Tsutsui vuole tirare in ballo il sociale e la società (non solo quella giapponese ma la capitalistica occidentale in generale) per parlare dell'annullamento dei diritti umani di fronte ai poteri dell'economia, della differenza tra ciò che è giusto e ciò che è bene e, in particolar modo, si concentra sull'universo internet e sulle abominevoli realtà nate dai social network.
Paperboy, il tipo col giornale in testa, posta video su Youtube annunciando preventivamente la morte di un individuo, spesso un colpevole impunito di un qualche crimine. La polizia inizia a interessarsi al caso quando nota che le vittime designate iniziano realmente a morire, quindi, non sta avendo a che fare col solito mitomane: Paperboy è uno che fa sul serio. Ma chi è? Perché lo fa? Il popolo di internet è con lui o contro di lui? Da qui, non solo la presenza massiccia di portatili, smartphone e siti che tutti noi abbiamo tra i preferiti, ma anche l'uso del gergo telematico fatto di parole quali spam, flame, ban e tante altre. Ma non preoccupatevi: se siete uno dei pochi dinosauri rimasti sulla Terra tutt'oggi incapaci di comprendere questo per-nulla-intricato linguaggio, Tsutui è così buono da infilare, in maniera indiretta, le definizioni ai difficilisimi termini man mano che essi appaiono nel fumetto. Che uomo!

Purtroppo, il post non finisce qui. Voglio aggiungere una piccola nota sulla JPop che, ultimamente, sta lavorando benissimo regalando bellissime opere giapponesi a noi poveri sfigati dello stivale. A tal proposito, mi andava di segnalare due graditissimi annunci che la casa editrice ha fatto al Lucca Comics & Games 2013:

Old Boy, QUELL'Old Boy che ha fatto la fortuna del regista sudcoreano Park Chan-wook, ma che, in origine, era un manga giapponese scritto da Garon Tsuchiya e disegnato da Nobuaki Minegishi. Io vi consiglio di attendere con ansia e recuperare questo piuttosto che il remake di Spike Lee.



Lady Snowblood, altro personaggio reso famoso dal cinema grazie al film diretto da Toshiya Fujita e a quel tipaccio di Quentin Tarantino che l'omaggia infinite volte all'interno del suo cazzutissimo Kill Bill. Inutile dire che il fumetto, scritto da Kazuo Koike e illustrato da Kazuo Kamimura, che tanto ha influito sull'immaginario orientale e occidentale, vada assolutamente recuperato.



E dopo questa dose di pubblicità gratuita, vi lascio.
State tuonati!



MMS

03/11/13

[Non parlerò di] Una nuova vita

Il titolo è bello ma fuorviante. L'ho semplicemente rubato al penultimo numero di Dylan Dog, il primo della nuova gestione Recchioni. Per intenderci, quello con questa stupenda copertina di Angelo Stano



e i fantastici interni di Carlo Ambrosini



ma totalmente sprovvisto di una storia degna dell'aggettivo carina.
Dunque, il titolo non si riferisce a una mia eventuale rinnovata esistenza, anzi, la mia vita è, grosso modo, sempre la stessa, con la differenza che le cose da fare quotidianamente sono aumentate e che Caos e Casualità non mi lasciano mai in pace. Se, poi, ci aggiungiamo il fatto che mi creo del tempo libero anche quando non ne ho, possiamo stimare numerosi e continui ritardi e accavallamenti. In pratica, questo è il motivo-scusa per cui, ancora una volta, sto trascurando questo bellissimo e frequentatissimo blog. Blog che, comunque, cercherò di aggiornare ogni volta che potrò anche se preferirò concentrarmi su fatti e/o cose che non interessano a nessuno in modo tale da preservare una parvenza di originalità.
Ad esempio, non mi vedrete scrivere di Orfani, la nuova serie Bonelli partorita dalle menti di Roberto Recchioni ed Emiliano Mammuccari, la prima serie della casa editrice milanese progettata e prodotta a colori e non con il loro tradizionale bianco e nero. Il primo numero, uscito un paio di settimane fa, vanta una copertina di Massimo Carnevale


così come degli interni da paura che non sto qui a linkarvi. Sciaguratamente, il neo lo troviamo nella sceneggiatura e nella storia, storia che parte "citando" Ender's Game e si conclude "citando" Starship Troopers. Ma siamo solo al primo numero e noi siamo buoni e vogliamo dargli tanta fiducia ai nostri autori, ma, come ho già detto, non m'interessa parlare di questa roba.
Per 'sta roba ci sono già tantissimi portali, di siti e blog su cinema e fumetto ne trovate a iosa così come troverete persone molto più preparate di me. Io, però, non demordo e non mollo. Anzi, ora che l'indie è il nuovo mainstream e che il trash va forte come la pedofilia ai tempi degli Antichi Greci, di materiale da sottoporre ad analisi e recensioni ne ho e ve ne offrirò.

Adesso, però, bando alle ciance e arriviamo al cuore di quest'intervento. Tra i mille impegni che ho e che non mantengo, c'è la boxe. Avete presente quello sport in cui due bruti, armati di guantoni, salgono su di un ring per picchiarsi fino allo sfinimento? Sappiate che questo post non ha niente a che fare con la disciplina in questione. Ciò di cui voglio parlarvi è una cosa brutta e cattiva che noi amiamo definire cultura. Ho, infatti, iniziato da qualche tempo una collaborazione con l'Associazione Culturale Airots, un'associazione culturale nata a Napoli e con obbiettivo quello di "produrre, promuovere e diffondere attività ed eventi culturali di qualsiasi tipo ma con un occhio particolare per il mondo del teatro." Ho preferito sottolineare il "nata" poiché Airots non ha ancora una sede fissa. Purtroppo, trovare una "casa" per un'associazione culturale piccola, giovane e priva di molti mezzi non è facile in Italia e lo è ancor meno nella mia città. Naturalmente, questo non ci costringe affatto a starcene con le mani in mano, anzi, Airots è continuamente ospitata perché le sue attività piacciono e funzionano, ma com'è possibile non desiderare una casa propria? Una casa in cui, a tua volta, puoi ospitare chiunque voglia regalarti la sua compagnia e collaborazione. Una casa in cui studiare, ricercare, provare, costruire, smontare, mangiare e dormire. Una casa in cui vivere al 100% e a 360° (giusto per fare ripetizioni di matematica) il tuo lavoro evitando, così, di farlo diventare una parentesi di 4 ore nei giorni dispari della settimana. Airots, dunque, nasce a Napoli e crescerà altrove se la città non riuscirà a offrirle un tetto fisso sulla testa, ma, ancora una volta, sto uscendo fuori tema. Quello che volevo dirvi è che ho iniziato a collaborare in quanto Responsabile comunicazione, un nome figo che, però, non aiuta a rimorchiare. In pratica, scrivo e faccio sapere al mondo di noi e delle cose fighe che facciamo. Questa settimana, è uscito il primo pezzo, una sorta d'introduzione e presentazione dell'associazione e dei suoi numerosi e loschi movimenti. Dategli un occhio cliccando qui e, se vi va, piacete anche le pagine facebook e twitter. La lettura richiederà qualche secondo in più rispetto ai video di Best Vines, ma, se avete sprecato parte del vostro tempo per leggere quest'inutile post, potrete sprecarne un po' per leggere qualcosa di veramente interessante. Almeno, mi auguro che lo sia per voi.

Spero abbiate gradito la mia compagnia e il mio non richiesto ritorno. Ci sentiamo quanto prima. Promesso.

State tuonati!




MMS

20/10/13

Un violaceo promemoria



No, purtroppo, non ho ripreso a scrivere sul blog. Tante cose da fare e molta pigrizia. Questo è solo un promemoria.

Fiorentina 4 - 2 Juventus
Prima tripletta di Pepito Rossi in viola
Grazie.
Continuiamo così.

MMS

31/07/13

[OpOp] Western alla giapponese con contorno di verdure grigliate




Ieri ho finalmente visto Sukiyaki Western Django, film con un titolo che non vuol dire praticamente un cazzo o forse sì ma sono così stupido da non capirlo, ma, considerando il genere del lungometraggio, opterei più per un titolo basato sulla figosità fonetica anche se, dopo un'attenta analisi, scommetterei sulla parodia del termine spaghetti western (sukiyaki è un piatto della cucina giapponese). Il genere del film è appunto stronzo, ma non stronzo inteso nel senso di bastardo bensì nel senso di "ehi, guarda quello che ride dando capate nel muro: è proprio stronzo!". Il film ricorda spesso un idiota di questo tipo ed è stronzo al punto da far impazzire Rotten Tomatoes che segnala Hideaki Ito, il protagonista, nel ruolo di Django quando, in realtà, Django è tutt'altro personaggio, lo si scoprirà solo nel finale, ma, a essere sinceri, neanch'io ci credevo quando l'ho visto!

Comunque, perché mi sto accanendo in questo modo? Non mi sto accanendo mica! Dire che il film è stronzo è semplicemente dire la verità, la cosa sorprende quando scopri che la regia non è firmata dal Robert Rodriguez di turno bensì da Takashi Miike, sì, lo stesso Miike di Visitor Q e Ichi the killer. Poi, scopri pure che la produzione è "filo-occidentale" e pensi "probabilmente Miike ha voluto fare un film stupido e tamarro per accontentare il pubblico statunitense" e "il fatto che sia recitato in lingua inglese sia un'ulteriore conseguenza di questo desiderio". Sempre che si possa definire lingua inglese quella serie di suoni che fuoriescono dalle bocche degli attori.

Inoltre, non dimentichiamoci che tra i personaggi principali c'è Quentin Tarantino, colui che lo scorso Natale ha portato nei cinema un altro film con la parola Django presente nel titolo. Per dovere di cronaca, ricordo che Sukiyaki è anteriore a Unchained di ben 5 anni , dunque, potremmo supporre che la collaborazione con Miike abbia stuzzicato l'appetito di Tarantino. Fatto sta che di western e di Django se ne parla molto di più nella pellicola del regista giapponese. Ovviamente, il film vuole essere un omaggio agli spaghetti western ma attenzione, voler omaggiare un genere non sempre significa rispettarlo in tutto e per tutto anche perché, soprattutto quando parliamo di spaghetti western, più che di genere parliamo di un'epoca, di storia, del passato e sappiamo bene che, soprattutto nell'arte, il passato è continuamente reinterpretato. Quindi, Sakayuki è più western di Unchained, ma non è di certo Per un pugno di dollari. Per quanto riguarda il Django nel titolo, Miike ne fa un uso maggiore poiché nel suo film ritroviamo non solo la storica colonna sonora ma anche la fantastica bara con il Gatling, due schieramenti avversari con la presenza dei rossi  per, poi, proseguire con altre citazione abbastanza evidenti del film di Corbucci. Insomma, in Giappone, non ci si accontenta di un semplice cameo.

Infine, dopo aver scritto tutto ciò che di meno interessante possa esserci sul film, arriviamo al nocciolo: Sukiyaki Western Django è un action bello e divertente. Stupido molto spesso, ma ugualmente godibile grazie alle fantastiche sparatorie che condiscono questa Guerra delle due Rose Made in Japan. L'eccessiva brevità della pellicola è, però, una pecca perché costringe a condensare un film che avrebbe necessitato di qualche respiro in più. Se vi piacciono gli action e non vi dispiace farvi qualche risatina, questo film fa per voi. Se vi piace Takashi Miike o vorreste conoscerlo, sappiate che qui abbiamo un inedito Miike difficile da giudicare visto il drastico cambio di registro, anzi, sappiate che questo non è Miike quasi per nulla. Se vi piacciono gli incontri tra Occidente e Oriente, se la Tarantino Family vi diverte, se avete un'ora e mezza libera, sparatevi questo film con il doppiaggio in italiano. Sì, è la prima volta che lo ritengo indispensabile e superiore all'originale. Purtroppo o per fortuna, c'è sempre una prima volta.



MMS

16/07/13

[PerQuelCheVale] Metastasi


Qualche giorno fa ho letto questo


E ho scritto questo commento sulla pagine degli autori, l'Infame Studio

Ieri, avevo iniziato la lettura di "Il Lama Bianco" di Jodorowsky/Bess quando mi son reso conto che il caldo infernale di Napoli non può far coppia con la sostenibile pesantezza di una storia di Jodo. Quindi, ho "ripiegato" sul grottesco e meraviglioso primo volume de "Le Fiabe Frattaglie" di Tiziano Angri per, poi, dedicarmi al vostro Metastasi. Che errore. Scherzo.In una scala da 0 a 4 devo dire che mi è piaciuto 2,5. La prima storia di Spugna è uno di quei racconti onirici muti che non se ne vedevano dai tempi di Georges Méliès. Si, vabbè, diciamo che mi è piaciuta e che ho una certa preferenza per il suo stile. Campisano, mi spiace, ma per me è no. Storia lenta è pesante disegni troppo boh. Cammello ci stai dentro anche se la storia poteva essere meglio orchestrata. Il tuo stile mi piace molto, ma sembra che non l'abbia curato eccessivamente in quelle tavole. Caselli vai forte. Bella storia e un'ottima narrazione grafica. Un epilogo coi fiocchi.Ora, so che questo volume è uscito 3 anni fa e che nel frattempo il mondo è cambiato, ma io sono lento e arrivo in ritardo. Che possiamo farci. L'importante è partecipare.
P.S.: Grazie.

Come già scritto, fa caldo e io sto soffrendo molto al punto da autocitarmi pur di stare il meno possibile davanti a questo PC. Comunque, il PerQuelCheVale nel titolo non si riferisce al fatto che io sia un semplice studente universitario senza alcun titolo per scrivere delle cose che scrivo qui, ma perché la mia copia di questo volume, acquistata qualche settimana fa, era la penultima, dunque, con molta probabilità, nessuno potrà più leggere Metastasi a meno che non lo chiediate in prestito agli amici degli amici che l'hanno acquistato. L'Infame Studio sono tre ragazzi (Campisano se ne andato ma non per colpa mia) che si autoproducono e autolavorano, quindi, non sono i tipi da tredicesima ristampa e oltre come il primo trade paperback di The Walking Dead. Mannaccia a Kirkman che m'ha fatto drogare! A proposito di TWD, Metastasi è un fumetto non tanto sulla fine dell'uomo quanto sulla fine dell'umanità, attraverso un pretesto, un semplice coso nero che può essere tutto e niente, i nostri tre infami ci raccontano l'essere umano e i suoi primordiali limiti. Si parte con una prima storia-prologo per passare a due storie ambientate poco prima della fine e concludere con una bellissima storia-epilogo che tanto epilogo non è. Insomma, il volume vale l'acquisto. O il prestito. O, comunque, i ragazzi vanno seguiti e potete farlo cliccando qui. Facile, vero?

State tuonati!


MMS

14/07/13

[ChiNonMuoreSiRilegge] Robot che spaccano




Qualche giorno fa, sfruttando i magnifici poteri che mi sono conferiti dallo status di studente universitario, ho potuto visionare Pacific Rim, il nuovo filmone diretto da Guillermo Ciccio Del Toro, alla modica cifra di quattro euro. Ovviamente, a questo prezzo mi si offriva la visione in 2D e devo ammettere che, nonostante abbia ugualmente goduto del possente e magnifico spettacolo imbastito dal regista messicano, è stata la prima volta che ho rimpianto il 3D perché è meglio che lo sappiate: questo è un film SU robot che picchiano mostri E BASTA, i combattimenti non sono un condimento o che, sono il cuore e l'unica parte decente del film. Sapevatelo.

La storia, tutto sommato, non è neanche male: ci sono degli alieni che invadono la terra non dallo spazio ma dalle profondità marine attraversando un varco dimensionale, apertosi tra due placche tettoniche, capace di collegare il nostro mondo al loro. Questi alieni, che prendono il nome di Kaiju, si presentano come mostri grossi quanto dei grattacieli e con fattezze che ricordano la fauna marina terrestre. Dopo aver perso i soliti milioni di civili e soldati, tutte le nazioni del mondo decidono di allearsi riunendosi in un unico consiglio mondiale e collaborando al fine di creare gli Jaeger, robottoni grossi come un Kaiju guidati da due esseri umani (perché uno solo non ce la fa e muore a meno che non è il protagonista del film) e equipaggiati con tutte le armi di cui sono dotati i robbottoni creati negli anni da Go Nagai e soci. Poi, si scoprirà la vera natura di questi extraterrestri, le loro intenzioni e che diventano sempre più grossi e cattivi e che posso essere sconfitti solo dal sogno americano e dall'amore.

Ok, la storia non è il massimo dell'originalità, ma sempre meglio dei pessimi attori che recitano personaggi stereotipati che si esprimono attraverso discorsi ridicoli. Ma, ancora una volta, se andate a vedere Pacific Rim non ci andate certo perché volete una storia profonda che vi faccia riflettere sul senso della vita. Se pagate un biglietto del cinema per questo film, che sia di quattro o più euro, lo fate per le mazzate. Il cuore di questo film, anzi, il film stesso è mazzate. I combattimenti sono tutto e sono stupendi. Ci sono alcune tra le scene di botte robotiche più belle in assoluto, ci sono i missili sparati dal petto, la spada, il cannone al plasma, le mosse di wrestling e il RAZZO GOMITO!!! I combattimenti sono epici, tutti, e non solo perché Del Toro ci fa capire la grandezza materiale di questi scontri, il loro peso, ma perché sono dannatamente belli. E tamarri. Di certo non poteva mancare una buona dose di tamarraggine che, se non l'avevate capito dal razzo gomito, vi dovreste arrendere alla visione di una nave mercantile usata a mo' di mazza da baseball.

Insomma, il film è molto ben fatto e molto bello. Ci potete spendere anche dieci euro e spararvi un 3D che vi farà solo godere maggiormente questa epica visione. Probabilmente non sarà intelligente e non diventerà un cult, ma merita senz'altro una visione. Anche se, a voler essere sinceri, questo lungometraggio contiene anche una forte critica socio-economica sul capitalismo incalzante che ha soppresso il comunismo rappresentata allegoricamente dagli Jaeger russi e cinesi che durano il tempo di una scoreggia e che nulla possono contro i Kaiju più forti rispetto ai loro fighi alleati americani e australiani.

Scherzo.

P.S.: all'uscita dal cinema, ho avuto anch'io la possibilità di contribuire alla salvezza della nostra razza affrontando un Kaiju di categoria 0. Fortunatamente, non ho avuto bisogno di alcun Jaeger.



MMS

03/06/13

[OpOp] I cinesi invadono anche le edicole!

Si dice che 3 sia il numero perfetto. Se così fosse, il fumetto di cui sto per scrivere nasce sotto una buona stella: uscito in edicola con un ritardo di 3 mesi e letto da me 3 giorni dopo l'uscita. Non c'è che dire, i numeri ci sono. Ma i fatti? Sono meglio.




Long Wei è la nuova creatura nata grazie alla tantrica unione delle scritture di Diego Cajelli e delle immagini di Luca Genovese. Long Wei è il nome del nuovo mensile pubblicato da Editoriale Aurea (per ora, è in programma la "prima stagione" di 12 numeri, successive stagioni si decideranno in base alle vendite) e anche del protagonista di questa serie action.

Come nome e copertina (disegnata dal mitico LRNZ) suggeriscono, il suddetto protagonista è un ragazzo cinese abile (guarda caso) nelle arti marziali con preferenza per il Wing Chun (lo stesso stile di lotta di Yip Man, maestro di Bruce Lee). Long Wei, però, diversamente da molti eroi degli action cinesi, ha imparato le arti marziali per cercare di sfondare nel cinema, sogno che, purtroppo, non si avvererà. Si ritroverà a fare l'impiegato presso un'azienda, ma la sua quotidiana e noiosa routine sarà interrotta per rispondere a una chiamata: dei parenti in Italia hanno bisogno del supporto (preferibilmente monetario) della famiglia per uscire dai guai. Zio Tony, proprietario di un ristorante sull'orlo della bancarotta, cerca di guadagnare soldi facili in una bisca clandestina gestita da un signorotto della mala di Milano, perdendo così tutti i suoi ultimi risparmi. Long Wei, a suon di calci, cazzotti e molta poca saggezza orientale, risolverà la situazione diventando il nuovo eroe del quartiere cinese di Milano.

La novità, dopo il protagonista cinese, è senz'altro la location: Milano, una città italiana, fa da sfondo alle nuove avventure di questo eroe da edicola a cadenza mensile. Ovviamente, si avrà a che fare con la Milano Criminale di cui ha già scritto Cajelli, tetra e sporca, ma sempre con una metropoli italiana abbiamo a che fare. Una metropoli che si addice in maniera ottimale all'atmosfera di questo fumetto.
I disegni di Genovese ben si adeguano alla narrazione dinamica e frizzante della storia. L'introspezione dei personaggi è ridotta al minimo, quel tanto che serve per distinguere i buoni dai cattivi e lasciar spazio a botte da orbi in salsa orientale. I personaggi hanno tutti ragion d'essere nonostante l'odiosa premessa che, comunque, rovina un po' le cose: fare un elenco delle dramatis personae a inizio albo e, poi, non presentarle tutte, mi sembra piuttosto stupido e ridicolo. Tanto vale farci una pagina di rispetto!
L'edizione, purtroppo, è come tutti gli albi da edicola dell'Aurea: pessima. Un design dell'albo che ricorda le confezione per il take away dei ristoranti cinesi (questa è la mia impressione), è rovinato, insieme con la splendida cover e gli ottimi disegni, da una qualità della carta e della stampa che sfiorano lo schifo.

Un must per gli amanti dell'action orientale. Un must per gli amanti del buon fumetto italiano. Un ottimo primo numero autoconclusivo che getta le basi per la serie mostrandoci già il suo robusto scheletro. Un lavoro di quelli certosini visto che per le scene di lotta sono stati consultati anche maestri di arti marziali. Insomma, un fumetto di quelli tosti che può piacere ai più. Roba del tipo che lascia il segno capace di farti sorvolare anche sulla carta aerosolubile.




MMS

20/05/13

[FumoIndie] Bau! Bau! BANG!


Dovevo fare un post su I Randagi, altro fumetto di quei tipacci della Villain Comics, ma mi hanno anticipato offrendolo gratuitamente sul loro blog e scrivendo tutto lo scrivibile. Tutto tranne il fatto che il suddetto fumetto è la parodia canina di questo. Ed è tamarro uguale. Ed è figo lo stesso. Leggetelo qui e non ve ne pentirete. O meglio, non potrete pentirvi, altrimenti vi sparano. Chi? Quelli chi mi stanno puntando una p

18/05/13

[OpOp] L'uomo con i pugni di trash

Tamarro e trash non sono sempre sinonimi di scarsa qualità. I Metallica, ad esempio, suonavano trash metal. So che in realtà si tratta di thrash metal, ma mi andava solo di precisare il classico "l'apparenza inganna". Così come alcuni spot pubblicitari.




I più si sono fatti tradire dalla dicitura Quentin Tarantino presenta credendo d'incappare nel secondo film in un anno del maestro (sono film mica cheeseburger). I meno hanno creduto a un posto in produzione per il Signore del Pulp. Infine, il tutto si è rivelato essere solo un enorme segno di affetto nei confronti dell'amico (e, ora, anche collega) RZA concedendogli (gratuitamente?) un bel po' di pubblicità. Che uomo!

L'uomo con i pugni di ferro è un film che vede per la prima volta alla regia RZA, già leader del Wu-Tang Clan e autore delle colonne sonore di diversi lungometraggi, tra cui anche qualche opera del Quentin internazionale, nonché autore del soggetto del film in questione e co-sceneggiatore insieme a Eli Roth, altro membro della crew di Tarantino.

L'uomo con i pugni di ferro è proprio lui, RZA, che è un fabbro, che fabbrica armi, che uccidono tutti, buoni e cattivi. Questa cosa non piace a lui umile fabbro con l'obiettivo di guadagnare denaro a sufficienza per poter permettere a Lady Silk/Jamie Chung, la sua amata, di finirla con il lavoro di meretrice presso il bordello di Madame Blossom/Lucy Liu e poter fuggire insieme, andare a vivere in campagna e metter su famiglia . Purtroppo per loro, il villaggio in cui vivono diverrà presto teatro di numerose e feroci battaglie. Il nobile Gold Lion è tradito e ucciso da Silver Lion/Byron Mann, il quale gli succede alla reggenza del clan Lions iniziando una guerra con i Wolfs per, poi, rubare un'ingente quantità di oro dalle casse dell'Imperatore. Venendo a conoscenza della prematura morte di suo padre, X-Blade/Rick Yune interrompe il suo viaggio di nozze per tornare a casa e punire i colpevoli mentre un'altra spedizione punitiva, guidata dai temibile guerrieri Gemini, arriva direttamente dalla capitale. Insomma, Silver Lion riesce a far confluire su di sé alcuni tra i guerrieri più potenti della Cina ed è per questo che il suo consigliere Poison Dagger gli consiglia (ma va?) di ingaggiare il nerboruto mercenario Brass Body/Batista (sì, il wrestler) giusto per avere una freccia in più al suo arco. E nell'attesa dell'inevitabile tempesta, un misterioso bianco che risponde al nome di Jack Knife/Russel Crowe si presenta squarciando in due parti un obeso criminale.

La trama così come gli intrecci non sono di certo originali, ma il mix di folklori dona loro quel tocco in più: ambientazioni e personaggi (la maggior parte) di stampo asiatico si mescolano in una storia che ricorda molto le guerre tra le gang afroamericane dell'Harlem. Ma la sceneggiatura non è il punto di forza di questo film (d'altronde, Eli Roth ha scritto Hostel) così come non lo è la recitazione: basti pensare che Batista fa la figura di Marlon Brando se paragonato a RZA, il quale è inespressivo al punto da rendere non-tragica l'unica scena vagamente drammatica del film. Il cavallo di battaglia di questa pellicola è la regia. Sul serio. Una regia non perfetta, ma certamente di ottimo livello che deve molto a Tarantino. Le scene di combattimento, per quanto trash siano, ci vengono confezionate con classe da una telecamera che raramente sbaglia con  l'alternanza di ottimi stuntman a enormi quantità di effetti speciali. Molte chicche tecniche fanno capolino sul finale del film dove il regista si sbizzarrisce tra riprese dall'alto e split screen. La tamarraggine, a volte, sfocia in un leggero splatter, anche se l'aspetto gore è il meno curato. A rendere ancora più cafone il tutto è la stupenda colonna sonora rap schiaffata su questi panorami cinesi provocando l'effetto fuori contesto, ma che ti gasa al pari della cavalcata di Django & co. sulle note di 100 Black Coffins.

Cosa dovrete aspettarvi da questo film? Nessun messaggio, nessun capolavoro, nessuna maestria, nessuna citazione aulica. Questo è un film tamarro, trash, cafone e volgare ma di quelli fatti bene. Ciò che dovrete fare è starvene seduti sulla vostra poltrona e godervi 96 minuti di action movie con i controgazzi. La location, probabilmente, aiuta anche ad attutire l'effetto americanata e a distogliere l'attenzione dal già visto. Nessun Bruce Willis che spara e fa esplodere mondi mentre cammina in maniera flemmatica vomitando aforismi più finti della laurea di Oscar Giannino. Ci sarà sangue, ci sarà violenza, ci doveva essere anche amore ma per quello RZA avrebbe dovuto dare un cazzotto alla megalomania tipica degli afroamericani, farsi da parte e ingaggiare un buon attore come protagonista visto che i soldi li ha. Ma l'amore non c'è e non ci dispiace affatto. Ci sono i cazzotti di ferro, i cazzotti di trash. E c'è anche un momento alla Dragon Ball.

Prossimamente su questi schermi: un fumetto trash scritto da amanti del trash. Che trashata!
State tuonati!



MMS

15/05/13

[SiamoSerial] Alla carne non si comanda

Di film sulla Seconda Guerra Mondiale e sul Vietnam ce ne sono a iosa. Lo stesso vale per libri, serie tv, videogiochi, fumetti e quant'altro. D'altronde, sono ambientazioni che offrono infiniti input per qualsiasi tipo di storia regalando allo scrittore bombardamenti e mitragliate sempre utili per riempire buchi di sceneggiatura. Ma quante opere si concentrano invece sul dopoguerra? Un periodo che dona spunti ben più interessanti rispetto alla guerra in sé visto la mole di (brutte) storie che anche solo il nostro piccolo e misero paese ci può offrire (per fortuna, gli italiani che furono registi degni di tal nome se ne accorsero). Cosa avviene dopo che l'inferno ha mietuto milioni di vittime sulla Terra? Ci sarà la pace o anch'essa è stata uccisa dalla guerra? Si potrà tornare a vivere felici? O più semplicemente a vivere? E l'economia delle nazioni? La politica? Chi sono i vincitori e chi i vinti?
Masticazzi! Meglio sparare a raffica sul nemico.
La situazione peggiora ancora di più se si parla di invasione zombie. Essendo un evento frutto di fantasia, non esistono neanche le basi su cui poter ambientare un eventuale post-invasione. D'altronde, perché farlo? Ripetere i cliché e gli stereotipi frutta sempre soldi e, quando i cliché sono finiti, basta cambiare le carte in tavola e rovinare le cose creando zombie che corrono, zombie che parlano, personaggi che, nonostante vivano nel terzo millennio e posseggano due iPhone, quattro laptop e dieci cacciavite elettrici, non sanno cosa sia uno zombie non avendo mai letto o visto nulla su queste creature che, in questi bellissimi mondi inventati, non sono conosciuti prima dell'invasione in sé. Bella!
Fortuna che esistono gli inglesi.





In the flesh è una serie tv della BBC ambientata a Roarton, contea di Lancashire, Inghilterra. Kieren Walker, il protagonista, era, come tanti altri, uno zombie. Ho usato il passato perché l'invasione zombie che ha riportato in vita milioni di persone nel mondo si è conclusa grazie alla scoperta di una cura alla malattia denominata PDS (Partially Deceased Syndrome), così Kieren, come tanti altri non-morti, è stato portato in uno dei numerosi centri specializzati dove gli zombie sono recuperati e riabilitati per la vita in società. Un po' come dovrebbero utopisticamente fare le case circondariali. Comunque, i problemi di uno zombie curato sono tantissimi: si va dall'eccessiva pallidezza della pelle e degli occhi (problema facilmente ovviabile tramite l'uso di lenti a contatto e abbondanti quantità di trucco) all'essere perseguitati dai sempreverdi fanatici che desiderano ardentemente ucciderti nonostante tu non rappresenti più un pericolo per l'uomo. Per Kieren, inoltre, i problemi iniziano già dalla famiglia. I genitori sono felici di aver ritrovato il loro figlio perduto (a.k.a. morto) ma non accettano del tutto il fatto che il loro bambino sia "speciale". La sorella minore Jem, invece, in quanto membro del HVF (Human Volunteer Force), milizia che ha combattuto durante l'invasione e che, ora, si è ridotta a quei fanatici di cui sopra, lo ripudia e non riesce ad accettare la sua presenza. In questo idilliaco scenario, si staglia anche la tetra presenza di una sorta di messia zombie che, tramite videomessaggi anonimi diffusi su internet, invoca la rivoluzione degli affetti di PDS nei confronti di un'umanità che non vuole altro che sottometterli e ucciderli condendo i suoi discorsi con i tradizionali "questa non è una malattia bensì un dono di Dio" e "siamo una razza superiore" o giù di lì.

L'invasione zombie, in questo caso, è un semplice pretesto per dare il via a una storia drammatica e profonda, ricca di sottotrame e colpi di scena. Come in qualsiasi scenario di dopoguerra, c'è chi identifica ancora il diverso come il nemico, piccole società distanti dai grandi centri urbani continuano a vivere sotto l'egida di un regime militare che stona con la pace diffusa nel resto del paese. Lo sceneggiatore Dominic Mitchell sfrutta in modo ottimale l'ambientazione provinciale facendo leva su quelli che verrebbero definiti gli stereotipi delle cittadine rurali anche se tanto stereotipi non sono (tutta colpa del politically correct). In fondo, chi siamo noi per decidere chi è buono e chi no? Chi può vivere e chi invece è degno solo della morte? La paura è l'unico motore che ci spinge ad uccidere. La paura di morire, di perdere qualcosa, la paura dell'altro, del diverso. E quando questa paura s'insidia fin sotto la pelle, nelle nostre fibre, all'interno delle nostre ossa, quando questa paura diviene parte di noi, quando inizia a scorrerci nel sangue, è difficile ricacciarla. Un avviso agli amanti di Romero: questo telefilm non vuole essere un horror con gli zombie. E non vuole neanche essere una seduta di psicanalisi. Siamo di fronte a una storia che fa leva sulle emozioni individuali e intime che spesso cozzano con le dinamiche della comunità in cui viviamo, fanno a botte con le nostre tradizioni, emozioni positive che devono lottare con il terrore dei mostri interiori, sempre più pericolosi di chi è mostruoso esteriormente. Ma avremo a disposizione anche sequenze ricche di tensione, sotterfugi e inganni e anche qualche bel psicopatico. Anche se psicopatico non è il termine esatto visto le articolate dinamiche emotive e psicologiche dei vari personaggi. Rispondono all'appello anche l'amore e il sesso e una storia d'amore, in particolare, sembra essere il traino di numerose vicende anche se rimaniamo nel campo delle supposizioni visto che lo scrittore non ha voluto darci una conferma esplicita.

L'unica nota dolente è che questa serie si risolve in tre puntate da un'ora. Non che sia impossibile un proseguimento, anzi numerosi intrecci sono lasciati in sospeso, ma, nel corso degli episodi, veniamo trasportati in maniera, oserei dire, dolce (non fraintendetemi però) dalla sapiente regia di Jonny Campbell, il quale ci culla fino alla fine del terzo episodio donandoci un bellissimo finale che potrebbe senza alcun problema rappresentare la definitiva conclusione della serie. Confido, però, in un altro paio di stagioni giusto il tempo di poter ammirare nuovamente i panorami meravigliosamente cupi delle campagne britanniche mentre respiro a pieni polmoni l'odore di carne in putrefazione.

E dopo questo dramma, preparatevi a un post carico di tamarrraggggine (melius abundare quam deficere). Viva il varietà.

State tuonati!



MMS