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27/06/12

Double Dick!

"Oddio! Ma cosa scrivi?"
Non è un'imprecazione, ma un titolo accattivante per introdurre le due graphic novel della BOOM! Studios basate sul capolavoro di Philip K. Dick "Do Androids Dream of Electric Sheep?".
"Sai cosa sei?"
Un ragazzo intelligente, bello e simpatico.
"Una grandissima te..."








"Ma gli androidi sognano pecore elettriche?", la graphic novel ufficiale dell'omonimo romanzo di P. K. Dick con i disegni di Tony Parker.


L'Ultima Guerra Mondiale si è conclusa con la dispersione in tutto il pianeta Terra della cosiddetta "polvere", la quale ha estinto la quasi totalità delle specie animali (a partire dalle civette e gli uccelli in generale) e vegetali nonché mutato geneticamente degli esseri umani rendendoli degli "speciali", individui a cui è vietato riprodursi e emigrare dal pianeta. Infatti, questo apocalittico scenario ha velocizzato l'avvio di un processo di colonizzazione del Sistema Solare da parte dell'intera razza umana. Per incentivare le partenze, i governi hanno pensato bene di modificare gli androidi, creature sintetiche antropomorfe del tutto identiche agli esseri umani tranne che per l'assenza di sentimenti ed emozioni, da soldati a servi tuttofare in dotazione ai futuri coloni. In una delle tante metropoli ormai quasi totalmente spopolate, incontriamo Rick Deckard, un cacciatore di taglie specializzato nel "ritiro" (leggi "uccidere") di quegli androidi difettosi che decidono di tornare sul pianeta Terra per poter vivere liberi. Rick vorrebbe riuscire a guadagnare abbastanza da sostituire la sua pecora elettrica, che "pascola" sul soffitto del suo condominio, con una pecora in carne e ossa o qualche animale ancora più raro. L'occasione della sua vita si presenta quando il miglior cacciatore della sua agenzia viene messo fuori gioco da sei androidi classe NEXUS-6, l'ultimo avanzatissimo modello, lasciando l'incarico e le relative copiose taglie nelle sue mani. Ma gli intrighi non mancano neanche in un pianeta semi-deserto...


L'opera di Dick non è solo fantascienza ma anche scontro tra religioni: quella classica, spirituale e filosofica, contro quella moderna, televisiva e spettacolare. Chissà che le due non siano più vicine di quanto non vogliano farci credere.


Dal punto di vista tecnico, ciò che hanno voluto creare in casa BOOM! è stato un fumetto quanto più fedele possibile al romanzo. Il risultato è stato un fumetto troppo fedele al romanzo.
Si è cercato di dare un'immagine ad ogni frase, rappresentare ogni minimo periodo scritto da Dick dimenticando di curare sia la storia che i disegni. Il lettore ha dinanzi a sé una serie di tavole anonime e orrende (sì, Tony, fanno pena) piene zeppe di lunghissime didascalie che altro non sono se non il romanzo stesso. Se per le prime 6 pagine mi sono lasciato catturare dalla narrazione di Dick sentendomi un mostro per non aver ancora letto il libro che ha ispirato Blade Runner, per le restanti 138 ho sofferto atrocemente. Una lettura lenta e stressante utile semplicemente ad uno scopo: consigliare l'acquisto del romanzo.
Infine, in appendice troviamo dei "saggi" scritti da fumettisti tra i quali Ellis e Fractionstrappate quelle pagine.


L'edizione italiana è della GP Publishing e ricorda molto le recenti pubblicazioni Lion: tavole tagliate, un'enorme quantità di refusi e quei 2 euro di troppo sul prezzo.
Insomma, conservate i soldi per altro. Ad esempio, il libro.


Discorso totalmente diverso per la seconda opera dickiana anche questa pubblicata (con maggior cura) in Italia dalla GP.






"Polvere alla polvere", con testi del ribelle Chris Roberson (Monkey Brain Comics) e disegni del polacco Robert Adler.


Questa volta, ci troviamo anni addietro rispetto alle avventure di Rick Deckard quando l'Ultima Guerra Mondiale non era ancora un ricordo lontano e il processo di colonizzazione spaziale stava appena nascendo. Charlie Victor, veterano di guerra, ha il compito di "ritirare" un gruppo di androidi disertori rifugiatosi sulla Terra. Ad aiutarlo, contro il suo volere, ci sarà Malcolm Reed, uno speciale con la capacità di avvertire e leggere i sentimenti e le emozioni di chiunque gli sia intorno, dunque, il perfetto segugio per una caccia a delle creature sintetiche anempatiche. I due incroceranno Samantha Wu, una ricercatrice impegnata a fermare l'estinzione della vita animale a causa della polvere e che entra in contatto con la nuova religione del momento: il Mercerianesimo.


La storia è il prequel ufficiale del libro ma devo ammettere che, scrivendone la trama, ho notato i numerosi punti in comune col romanzo stesso i quali, durante la lettura, mi erano del tutto sfuggiti: Rick e Charlie entrambi cacciatori di taglie, Malcolm che rappresenta la "versione umana" di uno strumento, usato da Deckard nella sua caccia, capace di distinguere gli androidi dalla gente comune tramite l'empatia, gli androidi fuggiti sulla Terra.


Effettivamente, questo clone potrebbe decretare una tremenda caduta di stile per Roberson, ma, in realtà, credo che questo fumetto sia l'unica graphic novel degna di tale nome ispirata al romanzo. La narrazione è piacevole e scorre senza intoppi di alcun tipo e i disegni dello semisconosciuto Adler sono belli e si attestano ad un buon livello sia nelle scene d'azione che per quanto riguarda le caratterizzazioni dei vari personaggi. Inoltre, il suo tratto ricorda quello del mitico John Romita Jr.! Ok, ho voluto azzardare, ma a me ha dato quell'impressione.


In definitiva, correte ad acquistare il LIBRO "Do Androids Dreams of Electric Sheep?" e non lasciatevi sfuggire "Polvere alla polvere". In tutto ciò, non dimentichiamo che il film di Ridley Scott rimane sempre una pietra miliare da vedere assolutamente: il suo discostarsi dal romanzo originale non è solo una scelta commerciale dettata dalle leggi di Hollywood ma una direzione registica ben precisa che è stata capace di regalarci una delle perle del cinema mondiale! In omaggio, linko l'estasiante scena finale in HD e in lingua originale, QUI in italiano. Il fatto che meriti ugualmente anche col nostro doppiaggio è segno non solo della bravura dei nostri attori ma della poesia intrisa nell'intera scena, in ogni sua parte e non semplicemente nel parlato.
Buona visione.






MMS

23/06/12

Because Indie is the Way: To be Indipendent!




Chris Roberson lavorava per la Vertigo sceneggiando una delle serie di maggior successo di questi ultimi tempi: iZombie (di cui cercherò di scrivere a breve).
Chris Roberson, però, non amava il modo in cui le major (leggasi Marvel e DC) trattavano i loro artisti, in particolare ciò che riguardava i diritti delle loro opere.
Chris Roberson scrisse un tweet dove salutava i suoi fan dicendo che avrebbe lasciato la DC/Vertigo dopo il suo ultimo progetto: Fairest.
Chris Roberson fu cacciato prima di poter iniziare quel progetto.
Ora, Chris e sua moglie stanno mettendo su la Monkey Brain Comics che vedrà la luce...beh!, vi basta cliccare sul sito per saperlo!!!

Sulla scia di Roberson, anche altri artisti stanno abbandonando le major in favore dell'indipendenza. Tra i vari nomi spicca quello di Paolo Rivera, disegnatore, fino a poco tempo fa, della serie Daredevil scritta attualmente da Mark Waid.

Riusciranno i nostri eroi a vendere e, dunque, sopravvivere anche senza il supporto dei potenti? Io spero vivamente di sì! Intanto, se volete approfondire il discorso, qui potrete leggere un'intervista rilasciata da Roberson dopo il suo licenziamento mentre qui la lettera d'addio di Rivera scritta direttamente sul suo blog.

Ovviamente, non dimentichiamo che riscatti del genere sono avvenuti anche nel nostro vecchio e pigro paese dove Carmine Di Giandomenico, disegnatore italiano che lavora presso la Marvel, ha detto  "NO!" a qualsiasi collaborazione con la Marvel Italia (leggi Panini) a causa del loro pessimo comportamento professionale nei suoi confronti. Qui la sua lettera aperta.

Inoltre, se negli States l'Image Comics è la casa indipendente per eccellenza, non dimentichiamo che anche da noi esistono giovani realtà ribelli come la Villain Comics (di cui ho scritto fin troppo) e la Emmetre Edizioni (di cui scriverò presto).

Infine, poiché siamo in tema vi annuncio anche che io (sì, io), da oggi, in Italia, acquisterò solo fumetti italiani, indipendenti italiani e manga. Orinerò comics originali direttamente dall'America o dall'Inghilterra (FORZA AZZURRI!). Semmai acquisterò prodotti stranieri saranno solo edizione da collezione ben curate e pubblicate da editori minori.
Inoltre, non mangerò più Nutella.
...
...
...
Scherzo!



MMS

21/06/12

Because Indie is the Way: Zeboyd Games



Sì, l'indie spopola e regna. E ha deciso di non farmi concludere la sessione estiva di esami in santa pace!!!

Penny Arcade è un webcomic nato nel 1998. Esattamente 10 anni dopo, la Hothead Games decise di produrre un videogioco, un gdr a turni dal titolo Penny Arcade Adventures: On the Rain-Slick Precipice of Darkness. I toni sono quelli comici e parodistici delle strisce fumettistiche con la loro classica dose di splatter ammorbidito dal tratto catoonesco.
Il primo episodio ebbe ottimi risultati sia sul piano delle critiche che su quello delle vendite. Il secondo ricevette solo buone recensioni vendendo solo un terzo del primo. A quel punto, la Hothead decise di vendere i diritti e, ad arraffarseli, fu la Zeboyd Games, giovane casa indipendente specializzata in gdr con la grafica pixellosa. Insomma, roba della vecchia scuola

Ed ecco che, a quattro anni di distanza dall'uscita del secondo episodio, il 25 Giugno di questo mese, il penultimo capitolo di questa tetralogia vedrà la luce: Rain Slick 3. Le meccaniche di gioco e i toni sono simili ai suoi due predecessori, ciò che cambia è il nuovo stile grafico prodotto dai Zeboydi.

Ovviamente, vi consiglio questo titolo (costa solo 5 euro) sperando che vi faccia innamorare della serie e spingervi a fare vostri anche i primi due. E se siete così pigri da non voler cliccare sui link che ogni volta vi offro, ecco a voi il trailer definitivo del videogioco. Buona visione!




MMS

20/06/12

Euro2012 e Italia1860


Il logo di Euro2012 con le due anonime mascotte


Lo ammetto: lunedì sera ero pronto ad incassare la triste uscita dai gironi. Non perché avessi paura di un possibile biscotto da parte della Spagna, anzi, la mia vocina interiore mi diceva che gli spagnoli avrebbero giocato quella partita senza troppi pensieri, ma perché temevo una sonora sconfitta rifilataci dai verdi Irlandesi. Per carità, non per merito loro, ma, come sempre, per demerito nostro.
Potete, dunque, comprendere il mio stupore e la mia quintuplicata felicità alla fine di quegli estenuanti 90 minuti e oltre. Questa volta abbiamo passato i gironi. Per un soffio. Con la Spagna, scena muta di Balotelli a parte, non c'è molto da recriminare oltre al fatto che, ogni volta che facciamo gol, non riusciamo ad assicurarci il risultato. Discorso simile per la Croazia con la differenza che questa squadra l'avremmo dovuta asfaltare. Ok, ci hanno chiamato tre fuorigioco inesistenti, ma è anche inesistente il risultato di 1a1. L'Irlanda...l'Irlanda...chi? Avremmo dovuto fare 3a0 al 45esimo, ma così non è stato.

Questa volta, però, la colpa di chi è? Soprattutto, c'è qualcuno a cui dare la colpa? Certo, quello c'è sempre e subito si trova. Il punto è sapere se realmente necessitiamo di un colpevole.
...
...
"Perché non dovremmo?"
Hai ragione. Ma chi incolpare? Un allenatore che, dopo aver costruito una squadra su un determinato modulo, modificano l'intero assetto il giorno prima della partita? Giocatori che preferiscono parlare senza cognizione di causa alle conferenze stampa anziché impegnarsi 90 minuti in campo? Arbitraggi mai seri e privi di sporcizia? Non lo so.

Però, mi è passata per la mente una frase detta in conferenza stampa da Prandelli prima della partenza per l'Ucralonia. Siamo tutti a conoscenza dello scandalo (hahaha) calcioscommesse e conosciamo i giocatori indagati e non. Bè, a pochi giorni dalla partenza, Prandelli disse: "Se serve, l'Italia non andrà agli Europei".
A mio parere, non è una frase forte ma offensiva e da denuncia. Qui si tratta di rappresentare una nazione, un popolo, mica cassanate! Un giocatore è indagato? Non convocarlo. Sono tutti convocati? La risposta non è certamente non partecipare agli Europei. Io mi sono sentito insultato. La cosa giusta da fare sarebbe stata quella di convocare i giovani dell'Under 21 e 23, i giocatori di Lega Pro, insomma, gente che dovrebbe essere più "pura"! Questa sarebbe stata una risposta valida e concreta, una vera critica alla nostra realtà calcistica. Ma non solo, sarebbe stato un segnale per il mondo.
Ovviamente, sono io lo stupido della situazione. Non posso mica aspettarmi una rivoluzione che parta dal mondo del calcio, tanto meno dal nostro paese, ancor meno da uno come Prandelli che sembra privo di autorevolezza e del pugno di ferro.

Ma la frase del nostro allenatore è segno di un problema più viscerale e oscuro. La crisi sociale che stiamo vivendo, la mancanza di un'unità nazionale, l'incessante lotta tra nord e sud. Mentre io guardavo la partita con degli amici tra infiniti caffè e invocazioni divine casuali a Zeus, Ra, Odino e soci, so di conoscenti che preferivano tifare Spagna!!!
La nazionale, in quanto rappresentativa della nazione e, per questo, specchio di essa, riflette a pieno la nostra non-unità. A volte, sembra priva di quella spinta in più che leggo negli occhi di molte squadre, l'essere coscienti del fatto che, al tuo fianco, troverai non un compagno temporaneo a cui sei legato per via di un contratto milionario, ma un fratello con cui condividi la stessa lingua, la stessa cultura, le stesse tradizioni. Ciò, dovrebbe spingerti a fare ancora meglio del solito anche in nome dei fratelli che non sono lì con te.
Invece, no. Qualcosa non funziona, lì come a casa nostra. E ci si lamenta. E ci s'incazza. E il capro espiatorio è sempre lui.


Mario Balotelli. Ok, cresta e patacconi sono orribili, ma non è l'unico tamarro che veste azzurro.
Il caso Balotelli non credo sia molto difficile da risolvere e basterebbe analizzare due semplici punto di vista per capirci qualcosa in più.

Dal punto di vista professionale, se a un ragazzetto di 19 anni che ha dimostrato appena di essere un giovane talentuoso, offri il mondo gasandolo e facendogli credere che tutto sia suo, credo sia facile sapere che diventerà il nuovo Scarface.
Dal punto di vista umano, a me sembra che sia il giocatore nero (credo sia politically correct, no?) più insultato e tartassato degli ultimi tempi qua in Italia e credo anche di sapere il perché: è italiano. Sì, credo che molti di noi non riescano ad accettare il fatto che un rappresentante della propria nazionale sia nero. Siamo bigotti, siamo chiusi e ciò produce razzismo. Lui ci metterà pure il suo, ma non mi pare che a Cassano sia mai stato "fatto" o detto ciò che si sta dicendo a questo ragazzo. Lo stesso vale per Buffon e tanti altri che, soprattutto in questo periodo, tra dichiarazioni personali e indagini pubbliche, ci stanno donando molto materiale su cui discutere.

Detto ciò, credo sia il caso di concludere quest'ennesimo sfogo aggiungendo solo che credo che Super Mario meriti la Nazionale. Forse, non la maglia da titolare, ma ci sarebbero altri che dovrebbero tornare a casa al posto suo.

P.S.: anch'io ho scritto su Balotelli che, in questo periodo, è un po' l'argomento Berlusconi, cioè cani e porci ne parlano a vanvera e senza ritegno: Evvai!

AGGIORNAMENTO: De Rossi, in conferenza stampa, ha appena dichiarato: "Balotelli? Se fossi in lui, preferirei essere trattato come i miei coetanei."
Non come un dio.

MMS

18/06/12

Denti dolci e sangue amaro

Tanto sangue amaro, troppo per questa pubblicazione che attendevo con ansia. Mannaccia!
"Sai come si chiama questo?"
Mancanza di professionalità?
"No. Giudizio divino, capisci?"
Perché?
"E tu perché ci hai censurato fino ad ora?"
Siete troppo permalosi.
"Sai dove te lo puoi mettere 'sto permaloso?"
No.
"Su per il..."



"Sweet Tooth", serie Vertigo che vede Jeff Lemire, wonder-boy della casa editrice statunitense, sia ai testi che ai disegni. In effetti, Lemire non è più un autore emergente quanto un pezzo da novanta della grande casa editrice americana. La fama, purtroppo, si fa sempre attendere oltreoceano poiché "il nuovo arrivato" non porta tanti soldi nelle case di chi pubblica anche se, bisogna dirlo, alcuni suoi lavori erano già stati pubblicati sotto il marchio Planeta. "Quelle due, tre copie per gli aficionados malati come te?" Si.

"Vuoi arrivare al dunque?" Certo. Gus è un ragazzino speciale. Raro, quindi, ma non unico. Da quando l'Afflizione ha colpito (la Terra? gli States?), tutti gli esseri umani sono destinati a morire di un male sconosciuto che, però, non colpisce questi giovani ibridi uomo-animale. Ragazzini come Gus sono nati dopo lo scoppio di questa che sembra essere una tremenda epidemia e sono continuamente ricercati da cacciatori e sciacalli per rivenderli, poi, al miglior offerente. Per questo motivo il padre lo costringe a vivere in un cottage nascosto nei fitti boschi del nord degli Stati Uniti al riparo da tutto e da tutti. Ma, una volta che la malattia si sarà portato l'unico familiare del giovane Gus, solo un misterioso uomo possente e cinico potrà salvarlo dagli attacchi dei cacciatori e condurlo sano e salvo verso la Riserva, un luogo leggendario dove si dice vivano tutti i ragazzini-animale. Inizia così quella che sarà una vera e propria odissea per Jepperd, duro e spietato protettore, e Sweet Tooth, nomignolo, tradotto in italiano con l'improponibile Golosone, che Jepperd da a Gus a causa della sua passione per il cioccolato.

"Epidemia. Ragazzino speciale. Il salvatore bruto dall'animo buono. Non sembri ci siano troppi cliché?" Effettivamente, l'idea mi è balenata per la mente durante l'intera lettura. Ma, ogni volta che ero pronto a bollarla come storia stereotipata, Lemire è riuscito a sorprendermi. Il cliffhanger finale, inoltre, ti obbliga ad acquistare il secondo volume. Poi, ci sono i disegni che donano alla vicenda una particolare atmosfera, come se si stesse vivendo un incubo, come se il mondo che stiamo guardando fosse la realtà distorta vista dal giovane Gus, impaurito e impreparato alle sfide che lo attendono al di fuori del suo bosco.

"I disegni? Ma se fanno cagare! Mi sembra l'abbia detto anche tu, no?" Ecco un'altra delle cose che ho pensato e per cui sono stato punito. A prima vista, il tratto di Lemire sembra impreciso, troppo abbozzato, alcune forme e alcune posture quasi innaturali, per non parlare del suo enorme problema con i piedi. "Parliamone. Secondo te ha subito un trauma da piccolo?" Poi, riesce a stregarti e catturarti grazie soprattutto al suo sapiente uso degli sguardi e dei silenzi. Numerose sono le vignette in cui non compare alcun balloon, ma, a parlare, sono solo gli occhi dei personaggio, spesso protagonisti dell'intera scena tramite l'uso di primissimi piani. Abilità che aveva già mostrato nel suo precedente lavoro Signor Nessuno edito da Planeta e, dunque, introvabile. Tutto ciò contribuisce a donare un'atmosfera grottesca all'intera storia. "Bravo, ma ti hanno pagato? Quando inizi a dire qualcosa di cattivo?" Subito.

Ormai, è chiaro a tutti che alla Lion, erede della Planeta in Italia, non assumono correttori di bozze. "Io azzarderei col dire che non assumono professionisti in generale, non trovi?" In effetti, la nuova casa editrice, ramo del famoso distributore di fumetti Alastor, sin dai suoi esordi (Gennaio 2012), non sta donando altro che dispiaceri. Certo, le opere che importa qui in Italia sono di alto livello, Sweet Tooth per primo, ma non è dello stesso avviso la qualità delle pubblicazioni. Rimanendo concentrati su Golosone, possiamo notare in primis l'assenza di un qualsivoglia redazionale, neanche un accenno, niente. Ok, sorvoliamo. Errori grammaticali: a volte ho creduto che Gus fosse analfabeta. Ok, li facciamo passare per errori di battitura. Ma c'è un limite a tutto e loro lo superano: c'è un bell'errore di Consecutio Temporumquesto sconosciuto!; manca una pagina, o meglio, al suo posto viene stampata un'altra pagina ma utilizzando i balloon corretti. "Ne volete ancora?"

Nel complesso, la storia vale, l'edizione italiano no. Vorrei ricordare a tutti i moralisti del web che la Lion non è una realtà stile Villain Comics ma che ha mucho dinero e può, anzi, deve permettersi il meglio visto l'onere di pubblicare DC e Vertigo in Italia. Se proprio non ce la fate ad aspettare una ristampa non ancora annunciata, potete sempre acquistare il TP originale.


MMS

17/06/12

Che Donna!!!

Attenzione!
Sto per scrivere di un'edizione americana, quindi, c'è un'alta densità di spoiler.
Proseguirete a vostro rischio e pericolo.


"Wonder Woman: Blood", primo volume della nuova serie della principessa delle amazzoni con la sceneggiatura di Brian Azzarello e le matite di Cliff Chiang e Tony Akins. Questa è una delle nuove serie nate dal reboot  operato dalla casa editrice americana di fumetti DC Comics su tutte le sue testate al fine di attirare nuovi e più giovani lettori offrendo loro una versione più moderna dei suoi supereroi e facendo ripartire tutte le serie dal #1. Questa grande operazione prende il nome di New 52, operazione di cui hanno parlato un po' tutti nel web, quindi, vi basta fare una ricerca su Google. Ora, passiamo a questo primo volume della nuova Wonder Woman.

Diana è una donna fuori dal comune, se non bastassero le sue capacità fisiche superumane e la sua magica e indistruttibile armatura (per quanto la possa coprire), vi basti pensare che è nata dall'argilla. Sua madre Hippolyta, regina delle amazzoni dell'Isola Paradiso, è sterile ma desiderava avere un figlio, così, una notte, modellò un neonato con l'argilla e si addormentò pregando gli dei affinché gli donassero la vita. Il mattino dopo, fu svegliata da questa bimba che, ora, combatte con il nome di battaglia di Wonder Woman. Ma l'incontro con Hermes e Zola, colpevole di portare in grembo l'ennesimo frutto di una scappatella di quel birbantello di Zeus, porterà la nostra principessa a svelare terribili segreti sul suo passato e a confrontarsi in un gioco di potere all'interno di una famiglia difficile in cui figurano individui quali Era, Ade e Poseidone.

La caratterizzazione di tutti i personaggi, mitici e non, è superba sia dal punto di vista fisico che psicologico. Azzarello e Chiang formano una coppia vincente. Fantastico Apollo in questa sua nuova veste molto più "consona" ai nostri tempi, una sorta di giovane playboy milionario che trama nell'ombra per prendere posto sul tanto bramato Trono dell'Olimpo. Per non parlare di Ares, questo vecchietto portatore di guerra, calmo e sbronzo, che altri non è se non il nostro Brian ritratto dalle mitiche matite di Cliff.


Ma ciò che colpisce di questa serie oltre ai magnifici disegni è lo stile della narrazione. Brian Azzarello è un autore di thriller poliziechi, di pulp o noir, è un autore che ha sempre scritto storie di "strada" tra pistole e pazzi assassini seriali. Non per niente è autore della famosa graphico novel "Joker" o di serie quali "Loveless" e "100 Bullets". Dunque, perché assegnargli una testata quale Wonder Woman e non una più consona al suo stile come Batman? Anzitutto, per rinnovare un personaggio che, negli ultimi anni, aveva perso punti a favore di serie come Lanterna Verde, ma soprattutto, pensiamola così, perché alla DC avevano capito che quest'autore sarebbe riuscito ad esprimersi al meglio anche con una serie mitica/magica. Infatti, leggere Wonder Woman significa leggere un thriller divino con dei della guerra a sostituire pazzi omicidi, divinità dai grandissimi poteri prendono il posto dei boss mafiosi di turno e la nostra principessa delle amazzoni ricopre il ruolo del buon detective privato di turno. E il risultato vi assicuro che è fenomenale! La narrazione scorre fluida senza ostacoli di alcun tipo (tranne lo slang di un personaggio che neanche Sean Paul s'immagina), l'azione si equilibra perfettamente con le fasi narrative. Potreste pensare alla tipica lettura dei classici in chiave moderna e io vi direi che non avete tutti i torti, ma aggiungerei che, come ve li legge Brian, non ve li leggerà nessuno. Consigliato per chi ama i thriller, consigliato per chi ama mito e magia, consigliato per chi ama i supereroi. Troverete un po' di tutto. 

Vi ricordo che quest'edizione di cui ho parlato è il primo volume dell'edizione americana, qui in Italia, lo troverete in un albo edito dalla (pessima) Lion insieme a due serie orribili e prive di una vera ragione di vita quali Freccia Verde e The Fury of Firestorm.
A voi la scelta.


MMS

16/06/12

Insipida e Vecchia Italia


Qualche giorno fa, durante una quieta e silenziosa colazione mattutina, sintonizzai il mio amabile digitale terrestre su Rai5, uno di quei canali culturalmente più elevati dai quali i più rifuggono al pari di Rai4 e Iris, e seguii una simpatica puntata del Late Show with David Letterman, meglio conosciuto come David Letterman Show. Dopo uno degli irriverenti monologhi del nostro anziano conduttore, entra finalmente il primo ospite: Mark Wahlberg, uno degli attori hollywoodiani più in voga in questi anni e sull'onda del successo e della fama che ha recitato, tra gli altri, in The Lovely Bones, The Fighter e The Departed. Se non avete mai visto l'ultimo dei tre, siete delle brutte persone e andrete all'inferno. Uomo o donna avvisato...

Parte l'intervista e ci sono scambi di battute tra i due, sketch ovviamente preparati e la presentazione finale sia della catena di fast-food a conduzione familiare Wahlburgers (sì, avete letto bene) che del suo prossimo film in uscita nelle sale americane Ted. Ovviamente, tutto ciò e passato davanti i miei occhi e attraverso le mie orecchie molto velocemente e senza provocare alcun disturbo, senonché, a fine puntata, mi è tornato in mente un aneddoto della vita di Wahlberg che mi ha fatto riflettere. Cosa strana, in effetti, ma ci è riuscito.

Mark, da ragazzino, cantava e e faceva spettacoli con il fratello maggiore ed altri amici in uno di quei gruppi stile  The Jackson 5, finché, a 17 anni, decise che la droga e il furto fossero più consoni al suo stile di vita. Fu arrestato e scontò la sua non eccessiva pena. Una volta uscito, capì di dover mettere la testa a posto. Così, supportato dalla petulante madre, si faceva "produrre" delle serate e degli spettacoli dal fratello e, in contemporanea, lavorava. Il risultato è quel ricco uomo, che vedete nella foto sopra, sposato e con due figlie nonché una carriera da urlo.

"Ancora una volta, perché tutto ciò?" Perché a me non sembra normale. Quantomeno, non rientra nella normalità che vivo quotidianamente. Riuscite a immaginare un ragazzino italiano che esce dal carcere realmente "riformato" e "rieducato"? Io no. Riuscite immaginare anche solo un ragazzino italiano di 17 anni che lavora e, intanto, fa spettacoli nei locali? Nemmeno. Riuscite ad immaginare un ragazzino italiano che insegue un sogno, poi, l'abbandona e inciampa e, una volta rialzatosi, riprende ad inseguirlo fino a raggiungerlo? No, non ci riesco. Si parla male degli Stati Uniti e si vuol mostrare in continuazione la bugia che si cela dietro il sogno americano, ma io non ho mai ascoltato storie del genere in Italia. A casa mia, quando sei in carcere appartieni al Sistema, alla Camorra, alla Mafia. Se non nasci nel quartiere giusto, sei della mafia. Quando esci dal carcere, sei della mafia. Non puoi avere sogni perché non sei una persona, sei una loro arma. Qui, se nasci dove nessuno vorrebbe nascere e inciampi anche se solo per una volta come Mark, sei fottuto. Non esiste il diritto di replica. Nel carcere non ti formi per la vita da cittadino, ma per quella del malavitoso. Il carcere è un battesimo del fuoco.
"Non credi di star esagerando? Non starai raccontando il peggio del peggio?" Ok, allora, parliamo di una famiglia del ceto medio. Cosa insegnano oggi i genitori? A prendere il pezzo di carta, è quella la cosa importante. Non devi andare a scuola per studiare, non devi andare a teatro o in piscina per inseguire i tuoi sogni né tanto meno metterti a suonare con una chitarra elettrica in un locale. Devi imbrogliare e fregare gli altri per arrivare ai tuoi obbiettivi. E se non lo s'insegna in tutte le famiglie medie, sicuramente è il postulato di quelle ricche. La nostra è una generazione di orfani, una generazione con genitori che non hanno compreso qual è il loro ruolo. Inoltre, quanti gruppi di giovani vediamo aggirarsi nei locali la sera? Quanti vengono prodotti? A chi viene dato credito? Ma, soprattutto, chi sono i giovani che vengono presi in considerazione? A 40 anni spesso si è "emergenti". Wow! Da lì in poi sarà tutto in salita!
Il sogno americano non esiste, hanno ragione. Esiste il sogno straniero per noi italiani. In qualsiasi paese, al di fuori dell'Italia, ci potremo realizzare. Tenetelo ben a mente e mandateli tutti affanculo!!!

Per farmi perdonare di questo nuovo sfogo, vi lascio con un bel trailer dello scorrettissimo film presentato nello show di cui sopra.
Buona visione.




MMS


13/06/12

Il Pigro e i Cattivi - Parte VI

Quest'oggi, eviterò di scriver, bensì citerò me stesso direttamente dalle pagine del quotidiano mensile (eh?) d'informazione, cultura, attualità e turismo Lo Strillo.
Ciò che state per leggere è un'intervista fatta a delle nostre vecchie conoscenze: i tipacci della Villain Comics. Sì, quelli di cui ho recensito non uno, non due, non tre, ma ben quattro fumetti! Che poi sarebbero tutti quelli che hanno pubblicato! D'accordo, basta con le chiacchiere e buona lettura.




L'Italia è in crisi e aziende e imprese chiudono giorno dopo giorno. Ma, a sei giovani romani, tutto ciò non interessa. Amanti del fumetto e con sufficienti esperienze lavorative nei loro curriculum, hanno deciso di creare un marchio ex-novo, Villain Comics, e di autoprodurre i loro primi quattro albi che hanno presentato al Napoli Comicon. Noi, dopo esserci accertati che non avessero già fatto bancarotta e, quindi, sicuri del fatto che non si stessero nascondendo da alcun strozzino, legale o non, li abbiamo intervistati per capire se bisogna esser folli o amanti dell'arte e della cultura per fondare una casa editrice in questo periodo



Chi siete? Perché “Villain Comics”? Siete realmente dei “cattivi”?
Siamo sei giovani sceneggiatori, tutti con qualche esperienza significativa alle spalle. Abbiamo deciso di unire le forze e creare un nuovo marchio per investire sui nostri progetti diventando editori di noi stessi. Abbiamo scelto questo nome per comunicare la nostra volontà di rompere gli schemi del mercato fumettistico italiano. Un mercato pavido, in cui si rischia poco o nulla e si vivacchia di rendita su una grandissima tradizione che però ha bisogno di essere continuamente rinverdita, cosa che, invece, non succede. Noi vorremmo provarci senza, però, far fuori nessuno: non siamo a tal punto cattivi. Un pochino meno.

Come avete ottenuto il sostegno di artisti affermati nel mondo del fumetto italiano ed estero come Roberto Recchioni per la supervisione dei testi e di Valerio Schiti, Werther Dell'Edera e Gabriele Dell'Otto per le copertine?
Roberto è un amico. Da anni ci dà preziosi consigli sui nostri progetti e quando gli abbiamo parlato della Villain Comics ne è stato a dir poco entusiasta e ha esternato l'intenzione di rimanere al nostro fianco ancora per molto. Stesso discorso per Valerio, nome emergente del fumetto USA. Anche Werther e Gabriele sono rimasti favorevolmente colpiti dal progetto, e hanno accettato di lavorare con noi a condizioni più che amichevoli. Lavorano a pieno per il mercato americano, certo, ma una giusta dose di patriottismo non fa mai male!

Che situazione sta vivendo il mercato del fumetto italiano? È un'altra vittima della crisi? Che utenza ha al giorno d'oggi?
La crisi c'è, è inutile negarlo. Diverse case editrici storiche hanno chiuso e altre stanno per farlo. È un'ovvia conseguenza della crisi economica generale e di un mercato dell'intrattenimento che offre sempre più possibilità anche a costo zero. Però lo spazio per prodotti di qualità che riescono a catturare l'attenzione del pubblico c'è e noi abbiamo intenzione di approfittarne appieno.

Perché, in un periodo così nero per il nostro paese, siete diventati editori creando un vostro marchio? Nessuno vi pubblicava e avete deciso di pubblicarvi da soli?
No, per fortuna qualcuno ci pubblicava e speriamo che continuerà a farlo! Però tante cose che avvengono nel nostro mercato non ci piacciono, e abbiamo deciso di sistemarle con le nostre mani anziché sederci a un bar a piangerci addosso. No, non è megalomania: siamo “fichi” e possiamo farcela!

Il mercato italiano prova a contrastare o a contenere la travolgente ondata del mercato americano? Se sì, come? Ci riesce?
L'ondata del fumetto americano non è poi così travolgente. I prodotti italiani di punta vendono cifre che in USA nemmeno si sognano. Tex ad esempio vende il quadruplo di quello che vende Spiderman in patria. Sono fumetti diversi, con stili diversi e in larga parte lettori diversi, a parte i maniaci come noi capaci di acquistare anche un fumetto in lingua russa semplicemente perché introvabile e dalla copertina metallizzata!

Com'è stata la vostra esperienza al Napoli Comicon di quest'anno?
Molto positiva. È stata una fiera strana, con gente che pagava 12 euro per sdraiarsi su un prato, però, siamo stati contenti della risposta sia da parte del pubblico che dalla critica. Inoltre, noi avevamo birra gratis! La città è bellissima: degli scorci mozzafiato e dei fritti indimenticabili. Speriamo vivamente di ripetere l'esperienza l'anno prossimo. Anche perché è stato il nostro trampolino di lancio e, se le cose continueranno a migliorare, vorremmo omaggiarla nuovamente con la nostra magnifica presenza.

Cosa ne pensate degli e-book? Sostituiranno il fumetto cartaceo? Sono utili a giovani editori come voi?
Più che altro si creerà un dualismo simile a quello che c'è oggi tra gli mp3 e il vinile. Il consumo di massa sarà digitale, mentre i veri appassionati spenderanno per edizioni di pregio sempre più curate. Il digitale potenzialmente è un'opportunità enorme, ma in Italia siamo lenti ad accettare le innovazioni tecnologiche, quindi bisogna stare attenti a non sopravvalutarne le potenzialità. Di nostro, stiamo già lavorando per mettere online il nostro catalogo e speriamo di riuscirci entro la fine del mond...cioè, del mese

Che progetti avete per il futuro? Avete intenzioni di durare o è stato tutto un gioco?
Essere un villain è a dir poco leggen...aspetta...DARIO! (cit. telefilm “How I met your mother”, ndr) Però conosciamo molti altri modi più semplici e meno dispendiosi per divertirci. Siamo qua e abbiamo intenzione di starvi tra le scatole per un bel po'. Attualmente abbiamo in cantiere una quindicina di nuovi progetti, molti dei quali saranno pronti per il prossimo Lucca Comics and Games. A Napoli avete avuto un assaggio, il bello deve ancora arrivare!

Michele Maria Serrapica


MMS 

Nulla terrorizza più del diverso

Eccomi pronto a pseudo-recensire quella che, per ora, si attesta essere la serie dark della terza era dell'Universo Ultimate.
"Dark?"
Sì, passami il termine. Di sicuro, come inizio non è dei più rosei. Certamente, anche Ultimates o USM sono iniziati con non pochi disastri, ma qui c'è quel fattore in più che rende l'atmosfera decisamente pesante e cupa.
"Il fattore X?"
No. Il razzismo.


"Ultimate Comics: X-Men", scritto da un Nick Spencer in stato di grazia e disegnato da un ottimo Paco Medina. La bellissima copertina di Kaare Andrews ha tratto in inganno anche me: vedere questi colori vivaci e Jimmy Hudson, figlio del defunto Logan a.k.a. Wolverine (non lo sapevate?), indossare la classica tutina del padre degli spensierati anni 60, lasciava presagire l'opposto di quello che la narrazione di Spencer ci offrirà (si, lo so che il fumetto l'avete pagato, era per dire).

L'incipit o prologo o intro o lead o come preferite è dei più agghiaccianti e scioccanti, quindi, mi guarderò bene dall'anticiparvelo. Subito dopo, veniamo catapultati in un'America avviluppata (eh?) dalle rivolte a causa della recente diffusione pubblica di un file top-secret: i mutanti sono stati creati dall'uomo. Ebbene sì, coloro che si riteneva fossero lo stadio successivo dell'evoluzione dell'uomo, in realtà, sono frutto di anni e anni di inumani esperimenti e stupri a livello cromosomico culminati con la "creazione", nell'ottobre del 1943, del mutante zero: Wolverine.
Tutto ciò non è andato giù ai cittadini americani che si sono innervositi non solo poiché tenuti all'oscuro di una notizia di tale rilevanza, ma anche perché, in questo modo, è lo stesso Governo degli Stati Uniti d'America la vera causa della "quasi-apocalisse" avvenuta nelle pagine dell'evento crossover Ultimatum. Mentre la rivoluzione e la fobia mutante dilagano, il Governo attua una politica di sopprimi e uccidi nei confronti di tutti coloro che sono provvisti del gene X. Inoltre, una portavoce del governo annuncia l'apertura di rifugi per mutanti pacifici, una sorta di manicomio come quello descritto nel magistrale "Qualcuno volò sul nido del cuculo", in cui ritroviamo Ororo Tempesta Munroe, mentre evita di accennare a campi di concentramento nascosti in luoghi non ben precisati in cui Peter Colosso Rasputin, tra gli altri, è soggetto ad una prigionia molto più severa e violenta.
"Tutto qui?" Certo che no, ora inizia il bello.
Jimmy Hudson, scoperta la verità sui mutanti, decide di abbandonare il gruppo Ultimate X (la squadra che abbiamo visto in Ultimate Hawkeye) per mettersi alla ricerca del passato e della verità su suo padre. Appena il tempo di pensarlo che subito viene catturato dai Crociati, un Ku Klux Klan anti-mutante comandato dal Reverendo Stryker a cui il cataclisma di Ultimatuma ha portato via moglie e figlio. Stryker, guidato da Dio, scova e perseguita ogni singolo mutante, uomo o donna, adulto o bambino senza alcuna distinzione. Questo Dio, però, sembra essere troppo preciso...
Intanto, mentre Quicksilver irrompe nella Casa Bianca per proporre un accordo al Presidente e Nick Fury, Rogue è attaccata in città (New York, ndr) dai Nimrod, le nuove Sentinelle. A quel punto, Bobby Drake, Johnny Storm e Kitty Pride non possono più nascondersi e decidono di partire in soccorso della loro amica, la quale era stata avvertita del loro arrivo da Dio. Sì, credo sia pazza più di Stryker.

Wow! Quanto mi sono dilungato! E non vi ho neanche detto che i tre improvvisati salvatori non potranno nulla contro i nuovi modelli di Sentinelle!

Forse, più che una pseudo-recensione, credo di aver fatto un riassunto dell'albo. Ovviamente, ho evitato particolari "salienti" e colpi di scena, ma ciò che ho scritto ha comunque un suo perché: Spencer mette moltissima carne a cuocere. Azzardo dicendo che ne cuoce più di Hickman!
Hickman parla di forze politiche e militari, Spencer introduce temi quali il razzismo, la persecuzione, la paura del diverso, temi attualissimi e, purtroppo, grottescamente banali, ma che s'inseriscono in una spirale di azione e violenza che non ci lascia un attimo di respiro. Apre molte strade e ci promette un vastissimo intreccio narrativo appiccando, inoltre, il terzo "incendio" dopo quello europeo di Ultimates e quello asiatico di Ultimate Hawkeye. Chissà se T'Challa sta meditando su qualcosa...

"E Medina? Non ne vuoi parlare?" Paco (siamo amici di vecchia data) è una sicurezza ed un motivo in più per acquistare questo fantastico albo pronto a catapultarci in questa nuova e stupenda serie.
Lunga vita all'Universo Ultimate!


MMS

09/06/12

Si rebootta da tre

Guardate il video altrimenti il periodo successivo sarà priva di significato. Grazie.


Avete appena visto il trailer in antemprima all'E3 di Los Angeles del gameplay del nuovo capitolo delle avventure di Lara Croft: "Tomb Raider", un reboot delle storie della nostra eroina. Ultimamente, va molto di moda resettare.

Ok, è vero che il gioco non è ancora uscito e che questo è solo un video di un prodotto ancora non ultimato, ma c'è abbastanza materiale per farmi chiedere: cos'è?
Onestamente, non si discosta per nulla da tutti gli action/tps/rpg/qualsiasialtrogenerevogliate che stanno uscendo per le console della new gen. Abbiamo gli onnipresenti Uncharted e Assassin's Creed, uno spruzzo di shooter-rpg alla Mass Effect e anche delle mosse finali che ricordano titoli come God of War.
Mosse finali? Da quando Laura dà il colpo di grazia?
Ovviamente, la veste grafica è da paura e ci sarà da godere alla vista degli immensi scenari naturali o i bui anfratti sotterranei che andremo a visitare. Una nota positiva anche all'aspetto "psicologico" del personaggio. Lara, ora, è una giovane ed inesperta esploratrice decisamente più umana rispetto alla sua precedente incarnazione. Umana, credibile e sfigata. Si, in effetti, questo tocco di "sfigataggine" che la pervade mi ha colpito molto. Di sicuro sarà un pretesto per non farci mai rilassare e tenere l'adrenalina ad alti livelli.

In sintesi, credo che sia un titolo d'acquistare, ma con forti sconti oppure usato. Non glieli concedo i 70 euro canonici del mercato videoludico italiano. 'Sti ladri!

Aggiungo un video per ricordare da dove siamo partiti anni e anni fa.






Tokyo Jungle

Prima di salutarci, come piccolo presente, vi lascio questa breve trailer di un videogame, che acquisterò a qualsiasi prezzo, frutto di uno di quei giapponesi deviati che, fino al giorno precedente, era un misero impiegato d'ufficio. Io amo pensarla così.

 

UPDATE: Tokyo Jungle uscirà per PS3 tramite PSN il 25 Settembre. Cliccate qui per la notizia ufficiale.
MMS

Burton in crisi peggio dell'Italia

In effetti, nel titolo ho riassunto tutto ciò che penso riguardo al film. Potrei anche fermarmi qua.
"Ti senti realizzato ora?"
Si!
"Ti sei reso conto che, però, ancora non hai detto di quale film vorresti parlare e che questo è ancora il solito incipit senza senso?"
...
...
...
"Ti muovi?"


"Dark Shadows", diretto da Tim Burton, con Johnny Depp, Eva Green, Michelle Pfeiffer e l'onnipresente tanto quanto inguardabile Helena Bonham Carter. "Non è un bel cast?" Certamente è un cast di bei nomi. In effetti, sarebbe meglio sostituire alla raccomandata Carter un ben più simpatico Jackie Earle Haley, ma il risultato è sempre quello di un buon cast. Sulla carta.

La storia parla di 'sto Barnabas Collins, interpretato da Johnny Depp, il quale dice di no alla donna sbagliata. Lei, che strega lo è per davvero mica Wanna Marchi, ammazza i suoi genitori e la donna che Barnabas ama realmente, Angelique, maledice tutta la sua stirpe/dinastia, lo rende un vampiro e lo fa seppellire con doppia mandata. Un paio di secoli dopo, i suoi discendenti lo riesumano. Appena tornato tra i vivi, il non-morto viene a conoscenza della pessima condizione socio-economica in cui naviga la sua famiglia e decide che la sua missione sarà quella di far tornare a risplendere di fama e ricchezza i Collins. Ovviamente, la streghetta sarà lì, pronta ad ostacolarlo.

Il film scorre abbastanza comodamente (vista anche l'ottima fattura delle poltroncine del cinema), bighellonando tra spunti di horror e memorie di quella che dovrebbe essere una commedia burtoniana. Depp, al pari di De Niro, ha trovato un personaggio e non lo lascia più: l'onnipresente Jack Sparrow. Eccheduepalle!!! Non siamo mica tutti dei piccoli Eastwood. Che, poi, ai suoi tempi era diverso. Inoltre, Clint faceva sempre western o giù di lì. Vorrei stendere un velo pietoso su Helena "sono la fottuta moglie del regista" Carter: non parliamone affatto.  L'unica cosa che potrebbe attirare la vostra attenzione è Eva Green in veste della gnocca di turno con le tette da fuori e con un'ampia gamma di vestiti che non vestono.

"Ma non ti è piaciuto?" Non eccessivamente. Si è capito?
In conclusione, ve lo consiglierei solo se aveste la possibilità di vederlo iperscontato a 3,60 euro come me. Ebbene, si, sono un reduce di guerra, minorenne, invalido e assessore ad honorem.

P.S.: questo post doveva uscire un po' di tempo fa e doveva essere più lungo di così, ma la cosa mi annoiava terribilmente e ho deciso di fare economia anche perché non ne valeva la pena.


MMS

06/06/12

Taranta-western!


"Django Unchained" è il nuovo film di quel genio di Quentin Tarantino. Finalmente un fottuto western con la sua fottuta firma.
Abbiamo Christoph Waltz, alias il meglio che un regista possa chiedere oggigiorno.
Poi, c'è Leonardo Di Caprio che stimo con tutto me stesso e preferisco rispetto a mercenari del ridicolo (vedi Robert De Niro).
Infine, troviamo un Jamie Foxx in veste di rappresentante dell'immancabile BLACK POWER!!!
Ciliegina sulla torta, il film uscirà a Natale. Che bel regalo ci porterà il nostro Babbo quest'anno!

"Quindi? Cosa chiedere di più?"
Beh, la possibilità di vivere in un altro paese.
Durante le feste natalizie, mentre nei cinema di tutto il mondo milioni di spettatori staranno avendo orgasmi dinanzi alla visione del suddetto film, noi staremo imprecando per aver mangiato troppo e per l'onnipresenza nelle nostre sale cinematografiche del cinepanettone di turno. Entità sicura al pari della morte e del fisco.

Cari italiani e care italiane, nell'attesa che arrivi Pasqua, centellinate i minuti del trailer sottostante.
L'attesa è lunga.




MMS

05/06/12

Povera Vecchia Italia

Mi annoia a morte scrivere questa pseudo-recensione.
"Perché il fumetto è orribile?"
No, ma è...vecchio! Uff!


"Saguaro", la prima serie regolare mensile della Bonelli Editore dopo anni di ri-ri-ristampe e miniserie scritta da Bruno Enna, già famoso per alcune storie di Dylan Dog, e disegnata da Fabio Valdambrini, che si alternerà con numerosi artisti nei prossimi mesi per dare spazio ai giovani talenti di Casa Bonelli.

In questo primo numero, conosciamo Thorn Kitcheyan, detto Saguaro, amerindo reduce della guerra in Vietnam, tornato in patria a Window Rock, capitale della Nazione Navajo. Il suo ritorno porterà scompiglio nell'equilibrio omertoso in una zona ricca di boss criminali messicani, poliziotti corrotti (non mancano MAI!) e indiani che preferiscono il silenzio e il quieto vivere alle risse da bar. Un classico western tutto azione e sparatoria impreziosito da uno spruzzo di cultura indiana fine a se stessa. Nulla di eclatante o di eccessivamente originale se non fosse che...in realtà, lui...no, la città, invece...uff!

Confermo: nulla di eclatante o di eccessivamente originale. In un periodo di grande crisi per il nostro Paese, non solo sul piano economico, ma sull'intero mercato del fumetto, la nostra più grande casa editrice sforna, dopo anni, una nuova serie regolare e fallisce clamorosamente. "Perché? Chi sei tu per dirlo?" Ovviamente, nessuno al di fuori di me stesso, esprimo solo un mio pensiero. In un periodo di sperimentalismo, d'innovazione, di e-book e fumetti digitali, non solo la Bonelli non si discosta minimamente dal suo stile vecchio e antiquato delle "classiche vignette che ormai si usano solo in Topolino", non solo sembra obbligare i suoi artisti a non fare altro che il compitino di casa con storie semplici e lineari e disegni puliti e tranquilli, ma ci ripropone qualcosa di già visto e ormai trapassato. Saguaro non è altro che una nuova versione di Tex, più giovane e pimpante, forse, ma nulla di nuovo. Il western, inoltre, ha fatto il suo tempo. Ok, c'è stato il remake de Il Grinta, ma quelli erano i fratelli Coen: fate un esame di coscienza. Qual era il target di questa nuova serie? Credevate che i ventenni di oggi sarebbero cresciuti con Saguaro così come quelli di 40 anni fa sono cresciuti con Tex?

Noi poveri italiani non siamo portati per il cinema e il fumetto d'azione o seriale o hollywoodiano, siamo per la produzione d'autore. Perché siete alla miliardesima ristampa di Dylan Dog e riuscite ancora a venderlo? Perché dopo Sclavi c'è il vuoto e DyD potrebbe essere chiuso? Perché pubblicate Saguaro e non John Doe? Il problema è che già avete le risposte a questi interrogativi, ma ve ne importa molto poco. Siamo un paese vecchio, senza sogni né aspirazioni, senza voglia di vivere, progredire, cambiare, conoscere, sperimentare, senza curiosità. Ci fa piacere la partita la domenica e il cinepanettone a Natale. Ci lamentiamo del Governo e litighiamo con i nostri vicini. Ma, in realtà, cosa facciamo? Dormiamo. Siamo un popolo in letargo. Ciechi che dormono. E ciò che potrebbe destarci è l'arte. Come fa da secoli. Purtroppo, abbiamo atrofizzato anche la nostra arte e non disponiamo più di artisti degni di tale nome. Solo raramente qualche pazzo urla forte e cerca di svegliarci. Ma noi riusciamo sempre a soffocarlo.

Sapete chi ha vinto l'Orso d'Oro di Berlino al Miglior Film del 2012?

P.S.: perdonate lo sfogo.

MMS