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25/11/12

Troppa nebbia all'orizzonte.


Pino Rinaldi è stato uno dei primi fumettisti italiani ad emigrare negli States. Uno dei primi il cui tratto non calzava a dovere con le politiche editoriali della perennemente vecchia Italia. Uno dei pionieri, uno dei primi a tracciare la strada che oggi percorrono decine di artisti italiani.

Anni or sono, Pino Rinaldi pubblicò, sulle pagine di Lancio Story, l'inizio di quella che doveva essere una serie regolare: Agenzia-X. Sorvolando sulle accuse nate dal pregiudizio che è intrinseco nel lettore ogni qualvolta trova una "x" nel titolo di un fumetto, possiamo tranquillamente affermare che questa è una serie sci-fi molto buona, O, meglio,  questo è ciò che sarebbe potuto essere se non fosse stata interrotta sul nascere. Infatti, quello che ci propone la Free Books nell'ormai onnipresente formato bonellide, il quale, anche in questo caso, riduce le tavole originali con orribili risultati, è una sorta di one-shot. Quasi un prologo, anzi, un incipit di una serie dall'alto potenziale. Certo, assistiamo a sbavature e imperfezioni soprattutto dal punto di vista della sceneggiatura, ma sono problemi facilmente ovviabili con l'aiuto di un altro autore. Sceneggiatura che dovrebbe anche essere svecchiatta non tanto per le tematiche quanto per lo stile narrativo. L'edizione, nonostante la riduzione, è buona e con rilegatura e copertina virtualmente indistruttibili.

La storia? Ci è narrata tramite il novellino dell'Agenzia-X, ma è troppo breve per essere giudicata appieno, breve al punto da non riuscire a presentarci neanche tutti i personaggi presenti in copertina, ma s'intuisce chiaramente l'originario intento di scrivere molto più di un one-shot su questa squadra composta da membri piuttosto instabili. Ogni personaggio ha una sua caratterizzazione molto forte anche se non propriamente realistica, un mix di menti eccentriche che possono dar vita ad interessanti avventure.

Riusciremo a leggere un seguito? Io la vedo nera, ma voglio ugualmente incrociare le dita. Di sicuro, quello che non vedremo mai in edicola è un fumetto italiano in un formato non bonellide. Nuff said.


MMS

10 commenti:

  1. Per come la vedo io il problema maggiore che affligge il mercato non è il formato, ma la mancanza di idee.

    Se una determinata storia è pensata per il formato bonelli il risultato sarà diverso rispetto alla stessa storia che prima è pensata per il formato dei comics, per fare un esempio, e poi "adattata" a quello del classico bonellide.

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    1. Sì, è quello il vero problema. Non l'avrò specificato per bene perché scrivo sempre di notte e a quell'ora non è che si è lucidissimi, ma volevo arrivare a quello.
      Credo sia uno scempio ridurre le tavole o, comunque, modificarle. E non si tratta di pignoleria, nerdaggine, schizzofrenia e simili, ma di rispetto verso l'autore e la sua opera. Se si abbatte la Cappella Sistina e si riporta l'affresco, in formato ridotto, su di una saracinesca di un bar, non credo che l'effetto sia lo stesso.

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  2. Togli le parole di verifica al commento, te ne prego.

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    1. Me ne dimentico sempre. Provvedo immediatamente.
      Il tempo di capire come si fa.

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  3. Agenzia-X non sono riuscito a reperirlo. La settimana prossima provo a chiedere se la mia fumetteria di fiducia può darmi una mano.
    Per quanto riguarda la tua riflessione finale, non ho problemi a godermi un buon prodotto Bonelli o Bonellide nato per quel tipo di modulo. Il problema è appunto la forzatura tipografica. Ad esempio sto leggendo dei francesi bonellizzati dove il lavoro dei disegnatori viene effettivamente sacrificato.

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  4. Hai colto il segno.
    Tutto sta nel non "deturpare" l'opera. E non si tratta di pignoleria o "nerdaggine", ma di rispetto nei confronti dell'autore. Se un fumetto francese a colori viene pubblicato in formato bonellide in b/n, non si fa altro che rovinare un'opera su cui un artista ha lavorato mesi se non anni. Immagina se una casa editrice di libri ne pubblica uno ma tagliando un paio di capitoli rispetto all'originale. Credo sia la stessa cosa.
    Il vero problema, in fondo, è che il media fumetto non è preso sul serio da nessuno e i primi sono proprio gli editori. Nessuno si sognerebbe di dare al fumetto la stessa dignità di un libro, un film o un brano musicale. Purtroppo, siamo in Italia.

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  5. Verissimo, ma dignità più dignitosa fumetti e fumettisti la trovano in Francia più che in America, dove la concezione del linguaggio fumetto è completamente diversa.

    Nel paese dei mangiarane un autore di fumetti è considerato alla stregua di un autore di best seller, e non come uno che "sì, fai bei pupazzetti, complimenti, ma il tuo lavoro vero qual'è?".
    E' da tutto questo che dobbiamo liberarci per cambiare le cose, perché abbiamo un patrimonio incredibile che fattura cifre da capogiro, ma sarà sempre troppo tardi. Almeno per noi.

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  6. Insomma, la domanda che mi viene spontanea dopo queste riflessioni è: l'Italia non è un Paese per il fumetto italiano?

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  7. L'Italia non è un paese per il fumetto. In America, i fumettisti sono, a volte, trattati come rockstar. Altre che Recchioni e Asso. :P

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  8. Non sono convinto su tutto quello che avete scritto, e per fortuna tantissimi altri, ma grazie mille per il post e la partecipazione.
    Nella mia lunga carriera ho imparato a mai dire mai...Un seguito dell'Agenzia non è da escludere.
    Una precisazione: io non ho pubblicato per la Free-Book, nemmeno li conosco, sono dei tipografi, ma con la LIGHT & DARKNESS srl.
    Il bello del fumetto è che lo stesso potrebbe essere stampato in vari formati: bonelli, comics book , cartonato e in web.
    Per quanto riguarda le Rock-Star nostrane ce ne sono state molte prima e dopo Recchioni... e di più "rappresentativi", lui rispetto ad altri che ho conosciuto è all'acqua di rose.

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