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13/06/12

Il Pigro e i Cattivi - Parte VI

Quest'oggi, eviterò di scriver, bensì citerò me stesso direttamente dalle pagine del quotidiano mensile (eh?) d'informazione, cultura, attualità e turismo Lo Strillo.
Ciò che state per leggere è un'intervista fatta a delle nostre vecchie conoscenze: i tipacci della Villain Comics. Sì, quelli di cui ho recensito non uno, non due, non tre, ma ben quattro fumetti! Che poi sarebbero tutti quelli che hanno pubblicato! D'accordo, basta con le chiacchiere e buona lettura.




L'Italia è in crisi e aziende e imprese chiudono giorno dopo giorno. Ma, a sei giovani romani, tutto ciò non interessa. Amanti del fumetto e con sufficienti esperienze lavorative nei loro curriculum, hanno deciso di creare un marchio ex-novo, Villain Comics, e di autoprodurre i loro primi quattro albi che hanno presentato al Napoli Comicon. Noi, dopo esserci accertati che non avessero già fatto bancarotta e, quindi, sicuri del fatto che non si stessero nascondendo da alcun strozzino, legale o non, li abbiamo intervistati per capire se bisogna esser folli o amanti dell'arte e della cultura per fondare una casa editrice in questo periodo



Chi siete? Perché “Villain Comics”? Siete realmente dei “cattivi”?
Siamo sei giovani sceneggiatori, tutti con qualche esperienza significativa alle spalle. Abbiamo deciso di unire le forze e creare un nuovo marchio per investire sui nostri progetti diventando editori di noi stessi. Abbiamo scelto questo nome per comunicare la nostra volontà di rompere gli schemi del mercato fumettistico italiano. Un mercato pavido, in cui si rischia poco o nulla e si vivacchia di rendita su una grandissima tradizione che però ha bisogno di essere continuamente rinverdita, cosa che, invece, non succede. Noi vorremmo provarci senza, però, far fuori nessuno: non siamo a tal punto cattivi. Un pochino meno.

Come avete ottenuto il sostegno di artisti affermati nel mondo del fumetto italiano ed estero come Roberto Recchioni per la supervisione dei testi e di Valerio Schiti, Werther Dell'Edera e Gabriele Dell'Otto per le copertine?
Roberto è un amico. Da anni ci dà preziosi consigli sui nostri progetti e quando gli abbiamo parlato della Villain Comics ne è stato a dir poco entusiasta e ha esternato l'intenzione di rimanere al nostro fianco ancora per molto. Stesso discorso per Valerio, nome emergente del fumetto USA. Anche Werther e Gabriele sono rimasti favorevolmente colpiti dal progetto, e hanno accettato di lavorare con noi a condizioni più che amichevoli. Lavorano a pieno per il mercato americano, certo, ma una giusta dose di patriottismo non fa mai male!

Che situazione sta vivendo il mercato del fumetto italiano? È un'altra vittima della crisi? Che utenza ha al giorno d'oggi?
La crisi c'è, è inutile negarlo. Diverse case editrici storiche hanno chiuso e altre stanno per farlo. È un'ovvia conseguenza della crisi economica generale e di un mercato dell'intrattenimento che offre sempre più possibilità anche a costo zero. Però lo spazio per prodotti di qualità che riescono a catturare l'attenzione del pubblico c'è e noi abbiamo intenzione di approfittarne appieno.

Perché, in un periodo così nero per il nostro paese, siete diventati editori creando un vostro marchio? Nessuno vi pubblicava e avete deciso di pubblicarvi da soli?
No, per fortuna qualcuno ci pubblicava e speriamo che continuerà a farlo! Però tante cose che avvengono nel nostro mercato non ci piacciono, e abbiamo deciso di sistemarle con le nostre mani anziché sederci a un bar a piangerci addosso. No, non è megalomania: siamo “fichi” e possiamo farcela!

Il mercato italiano prova a contrastare o a contenere la travolgente ondata del mercato americano? Se sì, come? Ci riesce?
L'ondata del fumetto americano non è poi così travolgente. I prodotti italiani di punta vendono cifre che in USA nemmeno si sognano. Tex ad esempio vende il quadruplo di quello che vende Spiderman in patria. Sono fumetti diversi, con stili diversi e in larga parte lettori diversi, a parte i maniaci come noi capaci di acquistare anche un fumetto in lingua russa semplicemente perché introvabile e dalla copertina metallizzata!

Com'è stata la vostra esperienza al Napoli Comicon di quest'anno?
Molto positiva. È stata una fiera strana, con gente che pagava 12 euro per sdraiarsi su un prato, però, siamo stati contenti della risposta sia da parte del pubblico che dalla critica. Inoltre, noi avevamo birra gratis! La città è bellissima: degli scorci mozzafiato e dei fritti indimenticabili. Speriamo vivamente di ripetere l'esperienza l'anno prossimo. Anche perché è stato il nostro trampolino di lancio e, se le cose continueranno a migliorare, vorremmo omaggiarla nuovamente con la nostra magnifica presenza.

Cosa ne pensate degli e-book? Sostituiranno il fumetto cartaceo? Sono utili a giovani editori come voi?
Più che altro si creerà un dualismo simile a quello che c'è oggi tra gli mp3 e il vinile. Il consumo di massa sarà digitale, mentre i veri appassionati spenderanno per edizioni di pregio sempre più curate. Il digitale potenzialmente è un'opportunità enorme, ma in Italia siamo lenti ad accettare le innovazioni tecnologiche, quindi bisogna stare attenti a non sopravvalutarne le potenzialità. Di nostro, stiamo già lavorando per mettere online il nostro catalogo e speriamo di riuscirci entro la fine del mond...cioè, del mese

Che progetti avete per il futuro? Avete intenzioni di durare o è stato tutto un gioco?
Essere un villain è a dir poco leggen...aspetta...DARIO! (cit. telefilm “How I met your mother”, ndr) Però conosciamo molti altri modi più semplici e meno dispendiosi per divertirci. Siamo qua e abbiamo intenzione di starvi tra le scatole per un bel po'. Attualmente abbiamo in cantiere una quindicina di nuovi progetti, molti dei quali saranno pronti per il prossimo Lucca Comics and Games. A Napoli avete avuto un assaggio, il bello deve ancora arrivare!

Michele Maria Serrapica


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