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30/11/12

Se vi trovate a passare in edicola...


...potrete trovare qualcosa d'interessante. No, non è il nuovo calendario Max 2013, credo che quello ancora debba uscire. Mi riferivo a dei fumetti.


Il n°315 dell'Indagatore dell'incubo di Craven Road ci presenta per la prima volta uno Stano autore completo nelle vesti di, appunto, soggettista, sceneggiatore, disegnatore e copertinista. Purtroppo, quest'albo è la dimostrazione che quando uno vuole fare non sempre può fare. La storia è dotata di un corpus centrale buono e incalzante ma che viene eclissato da un inizio fiacco e una conclusione deludente. Non c'è una vera fine o uno di quegli spiegoni sclaviani che lasciano a bocca aperta anche i lettori veterani. Tutto sembra concludersi frettolosamente solo perché le pagine a disposizione sono finite. Molte cose sono lasciate in sospeso la trama stessa si colloca in un odio limbo che ti lascia una forte pulsione omicida nei confronti del supervisore dell'albo. Superfluo parlare dei disegni.
Le due note positive sono un discreto uso di Groucho, che alterna battute ignobili a freddure inglesi d.o.c., e un accenno di splatter, elemento ormai quasi del tutto assente nelle produzione recenti nonostante fosse, spesso, il collante tra il mistero e l'horror presente in ogni avventura dell'Old Boy.
Agli amanti del buon vecchio DyD dico: statene alla larga!



Anche la nuova miniserie in tre parti dell'Editoriale Aurea ci offre un autore completo: Giacomo Bevilacqua, già creatore di A Panda piace..., ormai diventato un brand. L'autore supera in maniera ottimale la sua prova personale passando dalle strisce comiche che l'hanno reso fortunato all'imbastitura di una storia in tre parti di stampo giallo/fantastico senza subire contraccolpi. Gli ottimi disegni risaltano molto di più rispetto alle brevi e minimali strisce del panda e ben caratterizzano i personaggi umani tanto quanto quelli mostruosi. Più che mostri, creature fantastiche e mitologiche albergano nella mente di Luna, la protagonista, e interagiscono con le ogni qualvolta ella s'addormenta. I mostri, quelli veri, si trovano al di fuori, nel mondo reale, e uno di loro, un serial killer particolarmente legato alla mitologia greca conosce molte cose della nostra protagonista compreso l'onirico segreto. Inutile dire che Luna si troverà invischiata in una caccia all'assassino con numerosi colpi di scena e momenti carichi di tensione già in questo primo numero! Peccato che i 10 centesimi in più rispetto ad un numero di DyD non siano giustificati né dal numero di pagine (inferiori rispetto ad un mensile Bonelli) né dalla qualità dell'edizione (a momenti, credevo mi si sbriciolasse tra le mani).
Breve nota: Bevilacqua aveva già avuto a che fare con un fumetto diverso da A Panda piace... e con protagonisti le gotiche creture della notte. Peccato che Homo Homini Lupus (disegni di Bevilacqua per la sceneggiatura di Giulio Gualtieri della Villain Comicsnon se lo sia cagato nessuno non abbia riscosso alcun successo.


No, Paola Barbato non è un'autrice completa. L'incarnazione cartacea di quello che è nato come un manga shojo italiano gratuito online (qui il sito) ci offre una sceneggiatura molto più curata, dettagliata e matura e dei sublimi disegni dal tratto realistico di artisti professionisti con i controcazzi. Davvero un bel cambiamento! Quello che online sembrava essere una storiella tirata giù al momento per far fare tanti bei gridolini a delle bimbette in calore, ora, ha preso la forma di un ottimo fumetto di formazione capace di avvicinare anche un target di utenti meno giovani (giusto per essere eleganti, dite che prima non lo sono stato?).
Martina Ferrari è una ragazza (bimba, per la madre) di 19 anni eccessivamente viziata, senza sogni, senza aspirazioni né una vita sociale attiva, capace di fare shopping e null'altro. Il padre, esasperato, tenta un bluff con ultimatum: o si da una regolata o la caccerà di casa dandole giusto un 20000 euro per sopravvivere da sola. Inaspettatamente, Martina prende i soldi e va via lasciando non solo casa sua ma la sua città, Brescia, per trasferirsi in quella che ci viene presentata quasi come la Grande Mela e che, però, in realtà, non è nient'altro se non Milano. Qui, nella città della seconda squadra di calcio più odiata d'Italia, Martina inizierà una nuova vita, anzi, inizierà una vera vita nonostante le numerose difficoltà dovute alla sua inettitudine.
Ah, i magnifici disegni sono di Walter Trono mentre la bellissima copertina è di Andrea Meloni.


In chiusura, ricordo che, sempre per l'Editoriale Aurea, sabato scorso, è uscito il primo numero di un nuovo settimanale di satira: il Ruvido. Sconsigliato vivamente. Se volete leggere satira politica e non, meglio andare su un più classico (il nuovo) MALE con uno dei miei vignettisti preferiti che risponde al nome di Giuseppe Del Buono.

Buona passeggiata in edicola.


MMS

25/11/12

Troppa nebbia all'orizzonte.


Pino Rinaldi è stato uno dei primi fumettisti italiani ad emigrare negli States. Uno dei primi il cui tratto non calzava a dovere con le politiche editoriali della perennemente vecchia Italia. Uno dei pionieri, uno dei primi a tracciare la strada che oggi percorrono decine di artisti italiani.

Anni or sono, Pino Rinaldi pubblicò, sulle pagine di Lancio Story, l'inizio di quella che doveva essere una serie regolare: Agenzia-X. Sorvolando sulle accuse nate dal pregiudizio che è intrinseco nel lettore ogni qualvolta trova una "x" nel titolo di un fumetto, possiamo tranquillamente affermare che questa è una serie sci-fi molto buona, O, meglio,  questo è ciò che sarebbe potuto essere se non fosse stata interrotta sul nascere. Infatti, quello che ci propone la Free Books nell'ormai onnipresente formato bonellide, il quale, anche in questo caso, riduce le tavole originali con orribili risultati, è una sorta di one-shot. Quasi un prologo, anzi, un incipit di una serie dall'alto potenziale. Certo, assistiamo a sbavature e imperfezioni soprattutto dal punto di vista della sceneggiatura, ma sono problemi facilmente ovviabili con l'aiuto di un altro autore. Sceneggiatura che dovrebbe anche essere svecchiatta non tanto per le tematiche quanto per lo stile narrativo. L'edizione, nonostante la riduzione, è buona e con rilegatura e copertina virtualmente indistruttibili.

La storia? Ci è narrata tramite il novellino dell'Agenzia-X, ma è troppo breve per essere giudicata appieno, breve al punto da non riuscire a presentarci neanche tutti i personaggi presenti in copertina, ma s'intuisce chiaramente l'originario intento di scrivere molto più di un one-shot su questa squadra composta da membri piuttosto instabili. Ogni personaggio ha una sua caratterizzazione molto forte anche se non propriamente realistica, un mix di menti eccentriche che possono dar vita ad interessanti avventure.

Riusciremo a leggere un seguito? Io la vedo nera, ma voglio ugualmente incrociare le dita. Di sicuro, quello che non vedremo mai in edicola è un fumetto italiano in un formato non bonellide. Nuff said.


MMS

24/11/12

Non siamo altro che bestie.



Al diavolo Resident Evil 6, Assassin's Creed III e tutti i blockbuster privi di qualità, equivalenti videoludici di Avatar. Tokyo Jungle è, invece, uno di quei videogame che va seriamente giocato (non mangiato) e per il quale vale la pena spendere dei soldi.. Basso budget ma tantissima voglia di fare, di creare.

La storia di TJ è relativamente semplice: un evento a noi ignoto fa sparire gli esseri umani dalla faccia della Terra. Senza più l'homo sapiens sapiens a farla da padrone, gli animali si riversano nelle città dominate nuovamente dall'evoluzionismo darwiniano. La legge della giungla è l'unico comandamento in una Tokyo dove volpini e gatti si contendono il territorio mentre dei polli cercano di sfuggire dalle grinfie di un branco di iene a loro volta attaccate da delle leonesse affamate. E a comandare questi animali saremo noi. Capito? Possiamo giocare comandando un volpino! Quel minuscolo incrocio tra un ratto ed un barboncino potrà arrivare a sbranare una mucca grazie ai nostri comandi. Ma non facciamoci prendere troppo dall'euforia (so benissimo che anche voi volete comandare un volpino) e capiamo meglio di che videogioco si tratta.

TJ è essenzialmente un videogame d'azione con due modalità di gioco: sopravvivenza e storia. All'inizio, la prima e unica giocabile sarà sopravvivenza dove potremmo scegliere se giocare come volpino o come cervo sika rispettivamente carnivoro ed erbivoro. No, non ve lo dico per farvi una lezione di biologia ma perché saranno le due classi in cui si divideranno gli animali giocabili del gioco. Classi che porteranno differenze non tanto nel gameplay quanto negli "obbiettivi" e nello stile di gioco. Ma non abbiate paura: un breve e preciso tutorial v'introdurrà alle basi del gioco prima ancora di poter dire "porcocazzounatigredimmerda"! Frase che, posso assicurarvelo, andando avanti col gioco, sarà tra le più gettonate.
Beccatevi due foto delle prime bestioline giocabili.



Bellini, vero? Tornando a noi, parlavamo della modalità sopravvivenza che inizierà subito dopo il tutorial. Il nome rende benissimo ciò che dovremo fare: sopravvivere. In che modo? Cacciando il nostro pasto, marcando il territorio, eliminando gli intrusi e procreando a più non posso. In effetti, il tutto sembra abbastanza semplice, ma non lo sarà affatto. Non siamo di fronte al nuovo The Sims Jungle. Tokio è una dannata giungla e nessuno vi cederà un solo centimetro senza lottare. Neanche i conigli! Fortunatamente, il gioco va incontro anche agli amanti dei volpini e degli altri animali di piccola taglia proponendoci degli obbiettivi da raggiungere entro un tempo limite per poter acquisire punti caratteristica e, quindi, potenziare il nostro animale. Punti che acquisiremo anche mangiando e invecchiando e che, dopo, trasmetteremo, anzi, lasceremo in eredità alle generazioni successive rendendo, così, la nostra razza sempre più forte. A patto di non morire prima. Il tempo scorrerà abbastanza velocemente provocando numerosi attacchi d'ansia e di panico per riuscire a compiere gli obbiettivi di gioco prima dell'anno stabilito. Inoltre, se sarà facile arrivare alla seconda generazione, non credete che arrivare alle successive non richiedere impegno. E fortuna. Man mano che si avanza con gli anni inizieranno ad apparire animali sempre più forti e di grossa taglia. A questo punto, scatterà la frase di cui sopra.

Questo, per quanto mi riguarda, potrebbe già bastare, ma i tipacci della Crispy's hanno deciso di darci di qualcosa in più.
Durante la modalità sopravvivenza avremo la possibilità di trovare degli archivi, documenti di diversa natura che risalgono a (non si sa quanto) prima della scomparsa dell'uomo e che ci permetteranno di scoprire cos'è realmente successo all'homo sapiens sapiens. Ogni volta che collezioneremo un determinato numero di archivi, sbloccheremo un capitolo della storia che vedrà protagonisti vari animali, più o meno caratterizzati, e il loro ingresso in questa nuova società. I capitoli della storia saranno più semplici e guidati, ma ci intratterranno piacevolmente grazie alle "singolari" avventure che i carismatici protagonisti dovranno affrontare.

Se dobbiamo trovare delle pecche, possiamo farlo, ma non credo ce ne sia bisogno. La telecamera fissa è voluta per non facilitare troppo il gioco nelle modalità d'esplorazione e stealth ma è anche eccessivamente disturbante. Non si gioca più a camera fissa! Avrebbero fatto meglio a trovare una soluzione alternativa. Poi, potremmo parlare della grafica non esattamente il massimo e al pari con i tempi soprattutto per queste mega console della next gen. Ma, onestamente, quando mai la grafica ha fatto la qualità del prodotto? Partecipa al risultato finale, ma è trascurabile se ci sono lacune enormi soprattutto sul piano della giocabilità e della sceneggiatura. Molte case produttrici ancora devono capirlo.

Nel complesso, un ottimo gioco con cui spendere piacevoli ore di svago che potranno aiutarci a dimenticare certe brutture videoludiche prodotte ultimamente  (no, purtroppo il resto delle brutture del nostro Paese non possiamo dimenticarle perché ci vivono addosso e ci soffocano fino alla morte). Tredici euro alquanto onesti se non fosse per quegli altri quattro che ci toccherebbe spendere nel caso volessimo TUTTI gli animali giocabili, anche se, la maggior parte, sarà sbloccabile tramite la modalità sopravvivenza. Consiglio caldamente l'acquisto. Chi non si fida, può cercare qualche recensione sul tubo. Anzi, ve la linko io 'ché sono molto gentile.
Buona visione.




MMS

18/11/12

Morti, non-morti e troppo morti.


Da sempre, il buio ci terrorizza tanto quanto ci affascina. Dagli albori della storia ad oggi, dall'infanzia alla saggia (si spera) vecchiaia. Ma ciò che ci attrae maggiormente del buio, sono le creature che lo popolano. Creature realmente esistenti, creature inventate dal nostro immaginario collettivo, creature che sono lo specchio distorto (o forse no?) delle nostre paure, dei nostri vizi, dei nostri difetti. Creature dall'altissimo potenziale commerciale.

Oltre che nelle nostre fantasie e nei fitti boschi bui, i mostri sono stati una presenza costante nella nostra letteratura, prima, e nel cinema, fumetto e co. oggi. Di certo, quando John William Polidori, in quel lontano Luglio 1816, scrisse il racconto che avrebbe dato vita all'immagine letteraria del vampiro romantico, The Vampyre, non avrebbe mai potuto immaginare che ciò si sarebbe sviluppato fino a dar vita, tra l'altro, a cinque film prodotti unicamente per appropriarsi, in maniera legale, dei soldi di persone prive di qualsivoglia gusto e, soprattutto, di una morale: The Twilight Saga.

Dopo questa breve e, nonostante sia stata già mossa un numero esorbitante di volte, doverosa critica, passiamo all'argomento di questo post che, però, riguarderà un'altro mostro del nostro enorme parco dell'orrore: lo zombie.



Gli zombie, triste ma vero, non sono stai creati da Romero. Il noto regista americano ha creato l'idea di infestazione zombie globale, l'apocalisse di non morti, l'evento per cui, sulla Terra, all'improvviso, ci sono molti più tipi zoppicanti e assetati di cervello che gente abile nella corsa e divoratrice di serie tv. Il personaggio o la creatura zombie (dipende da quanto ci credete) nasce molto tempo prima nella tradizione voodoo delle popolazioni caraibiche e africane, anzi, volendo fare il fricchettone che si documenta in modo sommario e saltando molto indietro nel tempo, posso dirvi che il primo proto-zombie appare nell'Epopea di Gilgamesh. Ma, non avendo citato la Bibbia per i vampiri, non credo sia giusto parlare di Gilgamesh per gli zombie, quindi, diciamo che, come madre di questa creatura, possiamo identificare Mary Shelley con il suo classico Frankenstein. Ed ecco il secondo prodotto di Villa Diodati

Dopo questa arronzata premessa, credo sia il caso di tornare a oggi e a ciò di cui voglio scrivere.
Regia, prego, mandate il trailer.



Brad Pitt alle prese col suo primo zombie movie. Beh, che zombie! Il video non mostra troppo lasciando spazio alla fantasia, ma donandoci due certezze: 1) Il budget usato è tremendamente alto; 2) Questi zombie corrono e sono agili e velocissimi.
Il film è liberamente ispirato a World War Z, romanzo di Max Brooks da cui prende il titolo distanziandosi, però, immediatamente già dalla caratterizzazione degli zombie, veri protagonisti di questo genere di opere. I non-morti di Brooks si rifanno al canone "romeriano" e all'idea di "questa inesorabile cosa che viene verso di te e tu non riesci a capire come poterla fermare". Se volete un parere dal maestro sugli zombie che corrono, basta leggere questa sua breve intervista. A noi, non resta altro che aspettare di vedere il film, il quale, per ora, sembra essere nient'altro che un action movie con contorno di non-morti velocisti. Il tempo saprà sorprenderci? Chissà. Intanto, gli anni, hanno fatto rincretinire uno dei videogame horror più belli di sempre: Resident Evil.

Il sesto capitolo della serie è assolutamente abominevole. E non mi riferisco alla bruttezza dei mostri presenti nel gioco e neanche alla presenza di questi ormai famosi zombie che corrono e che zombie non lo sono neanche più. Questi corridori della morte non danno fastidio perché rompono i canoni (se proprio dobbiamo dirla tutta, 'sticazzi i canoni, l'importante è che l'opera sia bella) quanto più per il fatto che distruggono un gameplay già in declino dopo il 4° capitolo e i numerosi spin-off, ma che con quest'ultima uscita ha decretato la morte della storica saga.
Inutile piangere sul latte versato, l'unica cosa che si può fare è guardare il video che vi propongo o un'altro a vostra scelta e lanciare macumbe contro i tipi della Capcom sperando che un giorno si possa tornare a questo perché di third person shooter con accenni di rpg ce ne sono con la pala, ma i survival horror stanno sparendo. E se ad andarsene per primi sono i capostipite del genere, il futuro non può che essere apocalittico.



Dopo due blockbuster tutto muscoli e niente cervello, passiamo a qualche zombie migliore o quanto meno comico e lento.



Ho provato a frenare il mio entusiasmo dicendomi che potrebbe essere una boiata del tipo Twilight, ma questo video mi convince sempre del contrario. Anche'esso tratto da un romanzo da cui prende il titolo, tratta, però, di una storia d'amore del tipo Romeo & Juliet (ma anche del tipo Twilight) con una buona dose di comicità e una grande quantità di non-morti zoppicanti e affamati di carne umana. Purtroppo, del libro di Isaac Marion non conosco molto e, quindi, non si possono azzardare pronostici né paragoni, ma ho deciso di puntare ugualmente su questo cavallo. Almeno, qui, i mangiacervello non zompettano ovunque. E non brillano. Forse.

Questo parlare di zombie mi ha portato alla mente numerose opere a fumetti sul genere. Siccome è impossibile scrivere di tutte, ne citerò una sola a cui dedicherò poche righe.



iZombie, serie Vertigo, purtroppo chiusa, del mio amato Chris Roberson e del sublime Michael Allred. La serie narra le vicende di una giovane mangiacervelli, la quale combatte contro la sua natura di divoratrice insaziabile e senza senno di carne umana e che ha come migliori amici il fantasma di una ragazza degli anni '60 e un lupo cane mannaro. Credo che ciò basti.

Chiudo con una canzone che, negli ultimi giorni, ho sentito troppe volte. Una canzone che parla di morte e di non-morti. Di zombie. Zombie diversi da quelli che abbiamo visto finora. Zombie che si svegliano la mattina per andare a lavoro e guadagnare i soldi necessari per acquistare fiumi di Coca Cola e centinaia di Iphone. Zombie che sono morti da tempo, ma ancora non lo sanno. Il prodotto di una società che t'insegna come ci si volta dall'altra parte quando, dinanzi a te, c'è un bambino morto in strada. Quando la smetteremo di essere zombie e ci riprenderemo la vita che ci spetta?





MMS

30/10/12

Sciacalli seriali.



Dividono la piazza. C'è chi li odia e chi li ama. Come sempre, a me importa poco di cosa pensano gli altri perché il blog è MIO, quindi, ve ne parlerò. Sono i The Jackal.
Forse già li conoscete, forse no, ma bisogna ugualmente presentarli e credo che nessuno possa farlo meglio di loro stessi. Per risparmiare tempo e fatica darvi un primo assaggio delle loro capacità soprannaturali, citerò la breve e precisa presentazione che potrete trovare sulla loro pagina facebook:
La The JackaL nasce nel 2005, a Napoli, come gruppo videomaking indipendente. 
In pratica, facciamo video.
Già da piccolissimi eravamo accomunati da una forte passione per il cinema e per tutto ciò che riguardasse in generale il mondo dell’audiovisivo. Oggi crediamo e lavoriamo per costruire una nuova dimensione di fiction che possa accomunare web e cinema, sociale e fantascientifico, critica e riflessione.
La The JackaL Srl si occupa a tempo pieno di films production, viral marketing on web, nonché della produzione di videoclip musicali, mettendo a disposizione un ottimo bagaglio tecnico nel campo della produzione, post-produzione, direzione artistica e scenografia, supportate da un’ altrettanto efficace organizzazione e da una profonda conoscenza delle dinamiche legate al nuovo mondo della rete.
In pratica, continuiamo a fare video.
Ma ci crediamo più
Et voilà! Avete visto che bravi? Fanno video, ma sanno anche scrivere. Ammetto di aver effettuato un paio di modifiche, ma si limitavano alla forma più che alla correttezza sintattico-grammaticale-blablabla. Avete anche notato quanto bei paroloni inglesi usano? Una pratica che odio quando, in casi come questi, non ci sarebbe alcun bisogno di usare la terminologia inglese. Anch'io dico e scrivo scotch o computer, ma produzione cinematografica non è un parolone complicato. D'accordo, abbiamo finito la prima inutile fase di analisi del testo. Passiamo al sodo.

In effetti, la loro passione e il loro lavoro è fare video, dunque, cosa c'importa di ciò che scrivono? Se, una volta diventati vecchi, saranno diventati delle star o, meglio ancora, dei maestri, potremmo acquistare qualsiasi cosa pubblicheranno, dal romanzo di formazione alle ricette perfette per le orecchiette con le uvette. Fino ad allora, conviene limitarci ai video.


Una prima perla che voglio segnalarvi è questo fantastico video musicale (non credo suoni male in italiano!) dei 99 Posse, gruppo raggamuffin napoletano che credo conosciate tutti, in coppia con Caparezza, rapper pugliese che credo conosciate tutti. Il titolo della canzone è "Tarantelle pe' campà". Se non sapete cosa significa, spero siate abbastanza intelligenti da dedurlo dal video.




Vi è piaciuto? Mi fa molto piacere!
Ah, mi state dicendo che siete anche dei fan di Caparezza?
Allora, non potete perdervi un altro gioiellino della produzione The Jackal: Lost in Google.
Volete sapere il perché? Semplice:
1) LiG è la prima web series (questo ho deciso che si può usare, ok?) prodotta, diretta, pubblicata e distribuita dai The Jackal;
2) I The Jackal sono bravi;
3) LiG non è bella perché ci sono ottimi attori, anzi, gli attori fanno le comparse in questa serie. No, LiG non è neanche neorealismo. LiG è molto ben fatta. Divertente, irriverente, simpatica;
4) LiG è una serie comica;
5) La comicità di LiG non è né fine né alla cinepanettone. Se siete vecchi o dei rompiballe in generale, non guardatela. Credo faccia ridere solo chi ha dai 16 ai 35 anni;
6) LiG non mira a nulla tranne che al successo, la fama, la ricchezza e il sesso. Sono dei ragazzi che hanno una passione e si divertono nel metterla in atto;
7) In LiG ci sono moltissimi ospiti tra cui il già citato Caparezza e Maccio Capatonda.

Se qualcuno di questi punti vi ha convinto, potete tranquillamente cliccare su questo link. Se, invece, non vi ho affatto persuaso, significa che posso chiudere questo blog.

MMS è dinanzi al suo portatile. Sguardo fisso sullo schermo. Nota che un video di cui ha parlato nel suo blog non ha nuove visualizzazioni da mesi. Apre la pagina di Blogger e inizia a piangere a dirotto.

Dopo il BOOOM! di Lost in Google, i nostri sciacalli di quartiere sono tornati alla carica due settimane fa. Più o meno. Non che fossero stati ad oziare come Cicerone fino ad allora, ma, molto più semplicemente, non avevano prodotto o distribuito altre serie a episodi.


Invece, lunedì 15 Ottobre, su Youtube, è approdato questo.



Kubrick - Una storia porno
Produzione: Magnolia Fiction
Distribuzione: The Jackal

La prima serie porno sul porno ma senza porno. In sostanza, un'altra commedia web seriale. Come avrete notato, però, a produrla è la Magnolia Fiction. E chi saranno mai costoro? Avete presente quei telefilm orribili tipo "Il coraggio di Angela" o "Il segreto dell'acqua"? Sono loro. Sono parte della schiera di produttori della pessima televisione italiana, sono partecipi dello stato deplorevole in cui sono ridotti tutti i nostri canali televisivi al di fuori di Rai4, La7 e poco altro. Questo, però, non deve fermarvi!
Il prodotto in questione è nettamente diverso. Questa serie gronda The Jackal da tutti i pori! Se non vi fidate ancora e avete timore di cliccare sul play poco più sopra, vedete se il breve teaser vi convince. Altrimenti, chiudete la pagina o aspettate almeno di leggere la trama della prossima serie di cui vi parlerò.




Tratto da un storia NERD
Produzione: The Jackal
Distribuzione: The Jackal

Anzitutto, la trama non c'è, quindi, vi ho fregato. Ma non prendetevela. Era un misero scherza da un blogger-quasi-senza-blog. La trama non c'è poiché questa web series narrerà storie di vita vissuta. Nerd. Cioè, vita nerd. Secondo loro. Ammettiamolo, il termine nerd è ormai una parola che attira quasi quanto tette. Cosa significa? Chi lo sa. Ma attira. E, infatti, ho visto il video. Purtroppo, questa volta agli sciacalli non è andata bene. Forse, i troppi impegni lavorativi li stanno sfiancando, ma dopo LiG e Kubrick e tante altri bellissimi video, vedere questo primo episodio è piuttosto deludente. Strappa un misero sorriso, ma nulla più. Si vuole semplicemente abusare del termine nerd e calcare storie mitologiche ma banali. Fortunatamente, ieri è uscito il secondo episodio. Bello. Forse, anche più vicino al titolo della serie.

Ho scritto fin troppo. Stiamo parlando di video, quindi, vi tocca vedere. Se vi sono piaciuti i video da me linkati e se vi ho incuriosito abbastanza, questa è la loro pagina Youtube da cui potrete accedere a tutti i loro lavori.
Meritano.
Have fun!

P.S.: Non ho inserito i crediti per ogni video per mere questioni di spazio, ma, in generale, il lato tecnico di tutti i video citati è sempre ad opera del gruppo The Jackal.


MMS



25/10/12

Mark Waid e l'ignoranza italiana.


Credo che siano in molti a seguire lo spillato della Panini Comics intitolato "Devil e i Cavalieri Marvel", il quale contiene, tra le altre storie, la magnifica serie di Devil (ovviamente) scritta dall'ormai pluripremiato Mark Waid. Ma Waid non è famoso solo per questo, anzi, sono state altre due le opere che lo hanno definitivamente lanciato, opere pubblicate in Italia ma che nessuno conosce. Intanto, per saperne di più sulla serie del "Diavolo Rosso", vi rimando a questo bellissimo pezzo di un blogger serio e con i controcazzi autore di fantastici recensioni/opinioni su musica, cinema, e arte in generale.

Tornando a noi, nel 2007, dopo aver già lavorato per Marvel e DC e prodotto, tra l'altro, il best seller Kingdom Come,  Waid diventa Editor Capo della BOOM! Studios, casa editrici indipendente americana di fumetti. Dopo le prime tre miniserie, arriva la consacrazione con i suoi due capovalori: Irredeemable e Incorruptible.




Irredeemable
Testi: Mark Waid
Disegni: Peter Krause, Diego Barreto, Eduardo Barreto
Edizione: BOOM! Studios

Irredeemable narra della caduta del più grande supereroe del mondo, il Plutoniano. Ovviamente, egli altri non è che una diversa versione del sempiterno Superman scritto e visto sotto una prospettiva più...umana: un uomo dalle infinite capacità fisiche che si fa carico dei problemi del mondo, ma che raramente riceve un grazie in cambio e che ancora più difficilmente ha la possibilità di stare in pace da solo con i suoi pensieri. Nonostante le mille difficoltà, tutto è sempre filato liscio fino al giorno in cui, nessuno sa come, il Plutoniano impazzì: che sia un crollo psicologico o un lavaggio del cervello a nessuno è dato saperlo, ciò che il mondo conoscerà da vicino sarà la furia di un dio. Rade al suolo Sky City, la "sua" città, così come molte altre metropoli, in meno di mezz'ora, poi parte alla ricerca di tutti i supereroi della Terra per sterminarli uno ad uno. Dopo diverse settimane, i pochi supereroi superstiti, suoi ex-compagni del Paradigma (simil-JLA), si riuniscono per cercare di trovare una soluzione al problema ovvero per scoprire come uccidere un dio! Ma mentre indagano tra fughe, morti, tradimenti e misteri da svelare sul passato del Plutoniano, non sanno che un valido alleato si è ormai schierato dalla loro parte...





Incorruptible
Testi: Mark Waid
Edizione: BOOM! Studios

In teoria, spin-off della precedente serie, ma, in pratica, una solidissima serie che può competere da solista. La storia è inversamente speculare (si può dire?) ad Irredeemable: Max Damage è uno dei peggior supercriminali della Terra. Fisicamente forte quanto il Plutoniano, Max è sempre accompagnato da Jailbait, lussuriosa minorenne compagna di letto e di scazzottate. Un giorno, però, Max assiste in prima persona ad un evento che gli cambierà per sempre la vita: la distruzione della città di Sky City con conseguente sterminio di tutta la sua popolazione da parte del Plutoniano. Cosa ne sarà del mondo ora che il suo più grande simbolo di bontà e giustizia gli si è rivoltato contro? Che ne sarà degli esseri umani se un dio infuriato deciderà improvvisamente di volerli sterminare tutti? E in mancanza di supereroi, chi fermerà il nuovo supercriminale? A queste domande, Max non riesce a trovare una risposta, ma una persona: se stesso. Lui è l'unico in grado di poter fermare il Plutoniano e, in quanto tale, dovrà abbandonare quella inutile e depravata vita in cui era immerso fino a qualche giorno prima, per intraprendere un duro e difficile cammino di redenzione che lo porterà faccia a faccia con la furia di un dio.

Due storie superbe disegnate da artisti bravissimi (i miei preferiti sono Krause e Takara). Allora, perché gli scaffalu degli appassionati lettori italiani non sono pieni zeppi di questi albi? Perche queste serie non fanno il "tutto esaurito"? Per caso, non sono stati pubblicati nel Bel Paese? Ma certo che sì, e, a farlo, è stata la Italy Comics, casa editrice e distributore indipendente. Ecco, forse è proprio questo il problema.
Badate, non sto dicendo che la IC è una pessima casa editrice ma, anzi, tanto di cappello al loro operato, purtroppo, però, lavorano in un paese chiuso e ignorante, un paese di muli dove neanche la lettura è fatta per piacere o cultura personale. I primi numeri di "Devil e i Cavalieri Marvel" sono esauriti, perché? Perché editi dalla Panini Comics, la più grande casa editrice di fumetti con un grandissimo distributore alle spalle e con un potere economico che gli permette di occupare interi scaffali nelle librerie relegando in uno spazio di pochi centimetri le case editrici minori. Errore dei  negozianti, fino ad un certo punto, perché un lettore dovrebbe informarsi su quello che legge e su chi legge, su ciò che viene pubblicato e non. Se Devil mi piace e Devil è scritto da Waid, perché non documentarsi sulle altre sue opere e vedere se sono della medesima qualità? Perché è la curiosità che non esiste. La lettura si consuma in quell'oretta (ma anche meno) che s'impiega a leggere uno spillato di 80 pagine. Nulla rimane, nulla colpisce, ma, nonostante ciò, si compra, sempre la stessa roba, la roba che propinano le major, senza cibarsi invece di ciò che realmente è arte. La maggior parte dei prodotti indipendenti, proprio perché liberi, sono curati al 100% dagli autori senza modifiche esterne. Sono prodotti fatti totalmente col cuore e con la mente di chi li scrive, li disegna, li dirige e quant'altro. Perché, ovviamente, questo discorso non si limita al fumetto ma alle arti in generale. L'arte, ormai, è un'industria, ma gli artisti rimarranno sempre liberi e indipendenti, schiavi solo di sé stessi.

Non siate passivi, ma produttivi. Cibatevi del cibo che cacciate, non della pappa che ci propinano alla mensa. Siate aggressivi nei confronti della cultura, sfidatela, mettetela alla prova, sarà una piacevole e logorante battaglia. Una battaglia che vi porterà a leggere i romanzi gialli di Asimov e le fantastiche avventure di Francesco Dellamorte.

Ma chi sono io per farvi la predica e insegnarvi? Nessuno.
Quindi, mi limito a chiudere il pezzo con un consiglio ai fan di Mark Waid: visitate il sito Thrillbent. Ah, lo conoscete già? Allora, perdonate la mia arroganza.

MMS

24/10/12

Di polentoni e terroni.


Qualche giorno fa, qui, scrissi la mia opinione riguardo un triste episodio.
Oggi, ho trovato un'opinione decisamente migliore, scritta bene e che mi ha insegnato. Vorrei condividerla con voi.
L'autore si chiama Marco Demarco ed è un giornalista del Corriere del Mezzogiorno autore di questo blog.
Buona lettura.



MMS

23/10/12

Chi non muore si rilegge. Così si spera.


Dopo secoli (circa due mesi), torno a scrivere (si fa per dire).

So di essere mancato solo a pochi affezionati (i miei genitori, per esempio, che, tra l'altro, non seguono il blog), ma non per questo vi condannerò. Anzi, porgerò l'altra guancia e, se volete, anche un po' di lingua.
Rientro in scena con un post incentrato su una casa editrice indipendente di fumetti a voi (soprattutto a me) molto cara.




Il Ritratto
Testi: Luca Conca e Giorgio Giacconi
Disegni: Luca Conca
Edizione: Passenger Press

Ebbene sì, torno e torno a parlarvi della Passenger Press e delle sue stupende produzioni. Non ci posso far nulla. Oramai, ho un debole per questa casa editrice indipendente e i suoi direttori/fondatori, ma torniamo a noi.

Il Ritratto è un fumetto. Breve, ma intenso. Una storia che ci mostra attraverso poetiche immagini che, come recita la quarta di copertina, "l'arte può uccidere". Sarebbe stupido anticiparvi altro vista la sua brevità, ma sarebbe ancor più stupido non dirvi che Luca Conca non è un fumettista, bensì un pittore. Nel vero senso della parola. E, infatti, ogni tavola non è formata da vignette ma da singoli quadri. Piccoli e grandi quadri in successione che formano una storia magica, affascinante e crudele allo stesso tempo. L'arte può uccidere, ma può anche regalarci perle di 36 pagine di tempera diluita e matita.
Prima di passare al prossimo prodotto marcato PP (no, lo assicuro, non mi pagano per questo), mi sembra giusto ricordare che quest'opera è candidata al Premio Gran Guinigi 2012 come Miglior Storia Breve. Ora, non avete scuse per dire che non la conoscevate.




Passenger Cahier N° 1 - 2
Autori: Yan Wei (n°1), Alexis Ziritt (n°2)
Edizione: Passenger Press

Questa volta non ci troviamo di fronte a due fumetti bensì a due artbook. Questi splendidi cahier confezionati sempre in maniera sublime dalla PP contengono illustrazione di due autori indipendenti: nel n°1, troviamo 24 pagine ricche della matita di Yan Wei, pittrice e illustratrice cinese scelta addirittura da Levi's sia come tesimonial che come stilista; nel n°2, a deliziarci sarà il possente tratto di Alexis Ziritt, fumettista e illustratore venezuelano direttore della casa editrice indipendente Calavera.
Essendo questi artbook, ho deciso di lavorare di meno evitarvi una noiosa lettura e lasciarvi godere (nel senso "zozzo" del termine) con qualche immagine di preview. I'm so fuckin english!!!






Basta così. Altrimenti, vi prendete il dito con tutta la mano: voi italiani fate sempre così!


The Hunted
Testi e disegni: Eric Bonhomme
Edizione: Passenger Press

opera mastodontica in casa PP. Realmente mastodontica. Per dimensioni e bellezza. Eric Bonhomme, giovane illustratore haitiano, ha all'attivo un unico fumetto. Questo. E che fumetto! The Hunted è una storia di samurai, maledizioni, combattimenti e passioni tutti splendidamente impressi in venti tavole 34x48,5cm! Vedere artisti sconosciuti di questo spessore pubblicati per la prima volta da una realtà indipendente come la PP c'insegna che 1) loro sono forti 2) il basso livello e la pressoché mancanza di investire e sperimentare sull'arte e per l'arte delle case editrici italiane. Ma chiudiamo questa parentesi per parlare del tratto di quest'autore: dinamico e sfuggente come i demoni che rappresenta ma, allo stesso tempo, deciso e forte come i samurai che li combattono. Inoltre, l'autore ha concepito il fumetto proprio nelle dimensioni in cui è stampato e questo per far sì che il lettore venga immediatamente catapultato e catturato dalla potenza delle immagini nonché dalla sua stupenda storia. Un altro 30 e lode alla Passenger Press glielo diamo? Ancora no perché manca un'importante news notizia!



Black Odissey è il nuovo progetto di quei geni della Passenger Press. Un'odissea nera perché brutali e feroci erano quei tempi, ma, soprattutto, un'odissea erotica, ricca della lussuria che grondava dai miti degli antichi greci. Spiccano nomi come quello di Adriano Barone e di altri artisti che abbiano conosciuto sulle pagine della rivista The Passenger. A questo punto, credo sia meglio salutarvi e indirizzarvi direttamente sulla pagina della campagna di raccolta fondi per quest'opera, campagna cui, col giusto contributo, vi regalerà non solo un'edizione speciale dell'opera ma anche una fantastica illustrazione del fumettista erotico Adriano De Vincentiis. Come si fa a dir di no?

MMS

22/10/12

Mi spiace per voi, ma vi tocca essere italiani.


Non scrivo da molto tempo. Troppo per quanto mi riguarda. Ma ero pronto a tornare. Avevo già preparato un post di di bentornato. Anzi, ne avevo scritti due.
Invece, ho deciso di cambiare perché, stamattina, su Facebook, mi sono imbattuto in un video che ha dato vita al breve pensiero che vi citerò poco sotto. Integralmente. Senza commentare. Poiché io penso e scrivo con umiltà. E questo mio pensiero non volevo fosse lasciato scorrere su di una bacheca pubblica.







Ora, cosa dovremmo dire? La gente fa bene a non pagare il Canone RAI? Certamente, no. Si cadrebbe nel qualunquismo, inoltre, il Canone non serve per pagare SOLO il TGR Piemonte, ma anche e soprattutto Storie di Corrado Augias, Ulisse di Alberto Angela, i stupendi Cicli Cinematografici di Rai4 e tanto altro ancora. Tanta cultura. Allora, cosa dire? Evitare il qualunquismo, evitare gli insulti e i paragoni troppo facili e banali: chiunque abbia frequentato la scuola dell'obbligo sa che il Sud è la culla della civiltà e della cultura. Evidentemente, più dei rozzi tifosi juventini, a non aver studiato sarà stato il giornalista intervistatore e la redazione del TGR Piemonte intera. Dunque, ancora una volta, cosa dire? Cosa fare? Kubrick avrebbe detto: "Non ho risposte semplici". E se non le aveva lui queste risposte, come potrei averle io? Perciò, mi limiterò alla mia umile opinione: continuare a portare alto la nostra cultura e le nostre tradizioni, ma senza isolarci, senza parlare stupidamente di un Regno delle Due Sicilie o dei Borboni e rivendicando una inesistente nazionalità partenopea. Siamo Italiani prima di essere Napoletani. Cerchiamo di capire noi per primi cosa significa ciò in modo da poter istruire e illuminare i nostri connazionali troppo ciechi e assuefatti dalla barbarie culturale. Cerchiamo di essere il simbolo di questa nazione e non la mascotte sulle bocche degli stranieri. Emancipiamoci e non assecondiamo il provincialismo del nostro "Bel Paese". Infine, indigniamoci se lo Stato non prenderà provvedimenti per l'accaduto. Anche un gesto minimo ma che ci faccia capire che l'Istituzione esiste, che poggiamo su qualcosa di solido. Ma, seppure così non fosse, se le nostre fondamenta italiche fossero fallaci, non disperiamo, utilizziamo la nostra "napoletaneità", quello buona, quella culturalmente viva e attiva per rinforzarle insieme ai nostri Fratelli Italiani. Viva la cultura, Viva l'Italia. Rialziamoci.


MMS 

09/08/12

Si parte...


...e pensare che, dopo aver visionato (in leggero ritardo) "Hugo Cabret" e aver scoperto che Georges Melies  è realmente esistito, ero pronto a recuperare l'intera filmografia dell'illusionista francese per divorarla!

Buona conclusione d'estate a tutti.


MMS

08/08/12

Se questo è un vincitore...



"Haunt"
©Jovanovic Slobodan


Questa è una delle immagini che hanno partecipato al "Haunt Fan Art Contest", concorso di fan art indetto dalla Image Comics per pubblicizzare la sua (relativamente) nuova serie "Haunt", serie che in Italia potete recuperare o tramite Panini Digits o acquistando l'albo "Spawn" della Panini Comics a partire dal numero 111.

Tornando all'immagine di cui sopra, quanto credete sia "bella"? Personalmente, credo sia un disegno di una mano acerba, non ancora formata dal punto di vista tecnico. Inoltre, l'immagine dovrebbe ritrarre un'azione, un'evento in divenire mentre i personaggi sprigionano un'imbarazzante staticità da tutti i pixel. Per non citare quelle squallide protuberanze che fuoriescono dalla tuta del protagonista. Un 5.5 d'incoraggiamento ci sta.

Ora, diamo un'occhiata all'immagine che segue.





"The Walking Ghost"
©Ryan Quackenbush


Sono sicuramente stili differenti e non c'è ombra di dubbio che i miei gusti siano differenti da quelli di altri, ma credo che, da un punto di vista oggettivo, questo secondo disegno sia tecnicamente superiore. E aggiungo che, al di là del fattore tecnico e del gusto, un'opera del genere colpisce indubbiamente di più rispetto a quel "coso" di prima.

Nella classifica finale del contest, il disegno di Quackenbush si è classificato penultimo mentre lo scarabocchio di Slobodan primo. Ovviamente, a votare era il pubblico da casa. Il pubblico statunitense.

MA CHE CAZZO DI GUSTI HANNO 'STI AMERICANI?

Fortuna che vivono nella terra dei fumetti. Bah!
Sono stanco e non mi va di fare polemiche e arrabbiarmi, dunque, ciò che farò sarà semplicemente postare tutte le altre immagini in ordine sparso per mostrarvi quanti più meritevoli vincitori hanno partecipato al contest e quanto figo sia questo personaggio tra l'altro sceneggiato da Robert Kirkman.
Anzi, si potrebbe anche fare un "gioco": potreste scrivere la vostra personale Top 3. Perché? Giusto per confrontarci. Nient'altro. Purtroppo, quest'azione non cambierà il mondo tanto meno quello dei fumetti, ma, intanto, abbiamo cazzeggiato.




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©Uwe de Witt



"Unholy Mourning"

©Luis Diaz



"Haunt"
©Leonardo Gonzalez



"The Kilgore Bros."
©D.C. Stuelpner



"No, I'm not the sandman"
©Yacu Malik



"Haunt - The Fall"
©Arnaud Nguyen



"Sneak Attack"
@D.P.Corpse 
(Pencils)
©Dany Morales
(Coloring)



"Living Haunted"
©Allen Byrns



"Haunt"
©Chris Shehan



"No Escape!!!"
©William Allan Reyes
(penciller)
©Javi Laparra
(colorist)



"Josh Draws a Haunt"
©Josh Rodgers



"Haunted Soul"
©Trent Kelm



"Holy Mary Mother of Goo"
©Cory Hamscher